Un emozioniante viaggio attraverso i meravigliosi scenari della California
e dei parchi nazionali del Sud Ovest
Un racconto di viaggio di Donatella (donadotty)
ed Enrico
25 Aprile 2006 - 21 maggio 2006
Martedì, 25 aprile 2006 Bologna
- Londra - San Francisco
Evviva, il sogno si sta realizzando! Scrivo le mie prime righe
dal posto 40B del volo BA287 della British Airways mentre davanti a me un piccolo
schermo racconta minuto per minuto i nostri spostamenti: altitudine 11582 mt,
velocità 894 km/h, temperatura esterna –52°C e mancano 58 minuti
all’atterraggio… Che emozione, tra poco toccherò il suolo
americano! Visto che manca così poco, ci fanno compilare i moduli necessari
per entrare in territorio statunitense e sotto i nostri occhi comincia a riconoscersi
la città di San Francisco col suo famoso Golden Gate Bridge… che
spettacolo!
Finalmente, dopo tante ore di volo, atterriamo e un po’ storditi (ma molto
eccitati) ci dirigiamo al controllo passaporti, dove consegnamo i moduli appena
compilati, ci fotografano l’iride e memorizzano le nostre impronte digitali.
Per fortuna i nostri bagagli arrivano sani e salvi così partiamo tranquilli
in direzione centro cittadino. Per raggiungerlo saliamo sul primo minivan (Supershuttle)
che troviamo appena fuori dall’aeroporto che, per 15 $ a testa e in condivisione
con altre sei persone, ci porta proprio davanti all’hotel che avevamo
prenotato dall’Italia: il “Columbus Motor Inn”. Sbrighiamo
le formalità con il simpatico addetto alla reception e, arrivati in camera,
la stanchezza ci assale, ma cerchiamo di non addormentarci dato che sono ancora
le 18.30, quindi facciamo una bella doccia ristoratrice e ci prepariamo ad uscire.
Chiediamo indicazioni al nostro “amico” e gentilmente ci dice che
siamo a soli three blocks dal celeberrimo Fisherman’s Wharf,
così in cinque minuti di camminata lo raggiungiamo ed ora ci sentiamo
davvero negli USA, ma per sentirci davvero americani occorrono ancora hamburger
e patatine… Questa la nostra prima cena al di là dell’oceano!
La prima impressione è positiva: facoltà di chiedere il panino
senza cipolla, salse gratuite, refill infinito, perfino sale sulle patatine
a parte; suppongo che questo sia solo il primo di una lunga serie di catene
di fast food che visiteremo e, per il momento, di questo “Inn ’n
out” rimaniamo soddisfatti. Dopo un breve giretto, però, torniamo
in albergo perché l’aria fredda ci congela in naso e le orecchie
e poi necessitiamo proprio di una bella dormita… Good night!
Mercoledì, 26 aprile 2006 San Francisco
Le mie paure sui problemi dovuti al jet-lag si sono rivelate fortunatamente
infondate: questa notte ci siamo svegliati una sola volta verso le 3.00, quindi
siamo riusciti subito a riaddormentarci per poi svegliarci definitivamente alle
7.00. La sveglia sarebbe suonata un’ora più tardi, ma ci sembra
comunque un orario opportuno per alzarci e prepararci con tutta calma, a partire
dal caffè in camera. La giornata si presenta inizialmente un po’
nuvolosa, ma ha tutta l’aria di voler cambiare aspetto e qualche raggio
di sole tenta di penetrare.
Iniziamo
la giornata con la visita di Lombard Street, the crookedest
street, che si trova abbastanza vicino al nostro hotel. Questo tratto di Lombard
è molto carino con tutte le sue aiuole fiorite ai lati dei famosi tornanti,
ma capiamo subito quanto è faticoso camminare su e giù per le
ripide colline di San Francisco. Dalla cima della scalinata vediamo il porto
e l’oceano che ci attirano immediatamente, quindi ci mettiamo in marcia
fino a raggiungere Ghirardelli Square, che si rivela una piazzetta
semplice ma molto graziosa. Decidiamo di fare colazione da “Lori’s”,
un tipico localino americano in stile anni ’70 con la cassa a forma di
Cadillac e la musica di Elvis in sottofondo… Ottima scelta! Il cibo, che
tanto ci spaventava, non è poi così male, anzi ci rimpinziamo
ben bene con salsicce, bacon, pane, marmellata, torte e focacce, ma con l’arrivo
del conto ci accorgiamo che il succo d’arancia costa 3.75 $, cioè
la metà del nostro pasto! Attraversiamo la strada e ci troviamo in uno
dei punti dove partono (e arrivano) i tipici Cable Cars, così
noi ne approfittiamo per acquistare presso la biglietteria il nostro fedele
e utilissimo “3 day pass” che ci permetterà di usufruire
di tutti i mezzi pubblici illimitatamente per 3 giorni. Lo sfruttiamo subito
per raggiungere il mitico Golden Gate Bridge e, appena lo riusciamo
a intravedere, comprendiamo già la maestosità della struttura.
Purtroppo
non c’è molta luce solare a splendere sul ponte (come al solito,
dicono) e le foto non rendono giustizia alla magnificenza che vedono i nostri
occhi. L’imponenza di questo bestione rosso ci fa sentire davvero minuscoli
e, mentre camminiamo verso il primo pilone portante, ci chiediamo ripetutamente
come diamine abbiano fatto questi americani a costruire cotanto ponte nel lontano
1937.
Dopo qualche foto di rito da varie angolazioni, ritorniamo
a piedi verso la città percorrendo i Crissy Fields,
praticamente una stradina che costeggia il litorale, per raggiungere il Palace
of Fine Arts. Nel frattempo il sole torna a splendere e si fa sentire
pure il caldo primaverile: tante persone che fanno jogging o giocano con i loro
cani, scolaresche e coppie, tutti in riva all’oceano a gustarsi questa
meravigliosa giornata. Il palazzo dedicato alle arti è grandioso e ne
rimaniamo ancora una volta piacevolmente affascinati. Nel laghetto di fronte
nuotano simpatiche anatre contornate da cigni e tartarughe marine.
La visita continua poi in un’altra zona ancora differente: Haight
Ashbury, il quartiere hippy di San Francisco, molto colorato anche
se forse mi aspettavo qualcosa di più anticonvenzionale.
Passeggiando
per queste vie raggiungiamo il Golden Gate Park, uno dei polmoni
verdi della città. Qui passeggiamo a lungo e arriviamo ai Conservatory
Gardens, ma non ne visitiamo l’interno dato che non siamo patiti
del genere; preferiamo invece entrare nel caratteristico Tea Garden,
il giardino in stile giapponese (ingresso 3.50 $) con bonsai e pagode. Visitiamo
anche un’altra parte del parco composta da un laghetto e da piante provenienti
da tutto il mondo e qui gli scoiattoli ci danno il benvenuto, ce ne sono decine
e noi ci soffermiamo a contemplarli. Un signore molto gentile li attira con
delle noccioline e le offre pure a noi per donarle a nostra volta a questi simpatici
animaletti dalla folta coda.
Siamo
quasi esausti, ma vogliamo sfruttare al massimo il nostro tempo e prendiamo
un altro autobus che ci porta ad Alamo Square, un piccolo parco
su una collina da cui si gode il classico panorama della città con il
contrasto tra “vecchio e nuovo” con una fila di case in stile vittoriano
su uno sfondo di modernissimi grattacieli.
Di nuovo sull’autobus alla volta del Civic Center
e, mentre siamo a bordo, fuori si scatena un gran baccano, così assistiamo
pure ad un arresto in diretta. Il Centro Civico cittadino è un complesso
serioso a cui dedichiamo una veloce visita visto che si è fatto pomeriggio
e ancora non abbiamo pranzato. Ci buttiamo quindi in Market Street,
che non ci affascina molto, anzi la multirazzialità e gli stravaganti
personaggi quasi ci spaventano: un tizio che parla da solo praticamente fa la
strada con noi e non si schioda finché non trova un suo “compare”
dello stesso stesso genere e iniziano a dialogare ognuno dei fatti propri. All’altezza
di Union Square per fortuna il clima si rilassa, probabilmente
il crescente numero di persone intorno e il ritrovamento di un Burger King fanno
la loro parte, così prendiamo d’assalto il fast food e riprendiamo
a ragionare. Questo si trova proprio di fronte ad un’altra fermata del
Cable Car e, incuriositi da questo strano mezzo di trasporto, proviamo a salire.
Con nostra grande gioia, scopriamo ben presto che è la linea che arriva
quasi davanti al nostro albergo a North Beach (quartiere italiano),
andiamo quindi a riposarci un po’ dato che oggi abbiamo macinato abbastanza
chilometri. Dopo una doccia ristoratrice e un po’ di partite NBA in tv,
usciamo di nuovo per fare una passeggiata fino alla Coit Tower,
passando per St Peter and Paul Church. Purtroppo il panorama
è coperto dalla vegetazione e le luci che ci aspettavamo di vedere sono
un po’ coperte, in compenso però vediamo un bel “viavai”
di coppiette probabilmente clandestine coperte dall’oscurità del
luogo adatto ai loro incontri.
Giovedì, 27 aprile 2006 San Francisco
Oggi giornata tranquilla dato che ieri abbiamo visto più
di quello che ci eravamo prefissati. Ritrovo alle ore 9.00 davanti al nostro
albergo con Cristina e Davide, gli altri italiani alloggiati al Columbus Motor
Inn conosciuti grazie al fantastico sito “America on the Road”,
per conoscerci “dal vivo” e fare colazione insieme. La prima impressione
è positiva e ci diamo appuntamento per il pomeriggio: loro sono arrivati
solo ieri e devono visitare alcuni luoghi in cui noi siamo già stati.
Ci dirigiamo quindi con il Cable Car a Union Square per entrare nel magico mondo
Nike, il Niketown, ovvero il luogo incantato di ogni amante
dello sport come Enri. Stranamente non acquistiamo niente, d’altronde
è solo il terzo giorno e comprare tutto ciò che ci piace sarebbe
impossibile. Attraversiamo la strada ed entriamo al mega-negozio Levi’s,
dove Enri fa il suo primo acquisto ufficiale: un paio di jeans a 20.00 $. Facciamo
un giretto per la piazza e le viuzze piene di negozi griffati e poi ci avviamo
verso Chinatown, dove vive la più grande comunità
cinese al di fuori della Cina. Attraversiamo la porta che introduce il quartiere
e che è a forma di pagoda e vediamo subito i vari negozi con tutta l’oggettistica
“Made in China”, la piazzetta con i vecchietti che giocano a carte
(pensavo fosse il Mah-Jong il gioco più comune!?) e le vie piene di scritte
nelle due lingue: inglese e cinese.
Dopo un po’ tutto ci sembra uguale e, visto che l’ora di pranzo
si avvicina, prendiamo un autobus che ci porta a Fisherman’s Wharf, dove
pranziamo in un modo sconosciuto a noi italiani: “All you can eat”,
ossia paghi una cifra prestabilita e tutto ciò che riesci a mangiare
e a bere è compreso… E vista la fame direi che è davvero
un’ottima idea! Il ristorante si trova sul Pier 39, si
chiama “North Beach Pizza” e dal nome si capisce che fanno pizza
italiana decisamente buona. Il buffet comprende anche pasta e verdura mista
di ogni tipo, così mi preparo una bella insalatona mista e mi abbuffo
di pizza (non sono ancora pronta per provare la pasta, ho paura che sia scotta
come è prassi comune fuori dall’Italia), scoprendone un nuovo gusto:
prosciutto cotto e ananas… Delizioso!
Finalmente
il senso di svenimento che mi aveva assalito se ne va e possiamo iniziare il
nostro giro al famoso molo: innanzitutto partiamo dai simpatici e rumorosi leoni
marini che si gongolano sulle piattaforme galleggianti tra le acque del porto,
sotto lo sguardo divertito dei turisti che scattano foto all’impazzata;
arriva quindi il momento del giro nei negozietti molto carini del pier e dintorni.
Un signore dall’aspetto vagamente russo ci trascina all’inteno del
suo negozio di elettronica e per circa venti minuti fa di tutto per venderci
un grandangolo per la nostra videocamera, sicuramente utilissimo ma molto costoso:
da 299 $ arriva fino a 120 $, l’occasione ci tenta quasi visto che è
un oggetto che fa la differenza nella ripresa e noi siamo abbastanza appassionati,
ma rifiutiamo pensando che in vacanza vogliamo spendere i nostri soldini in
ricordi di altro genere…
Andiamo
poi al molo 41 a ritirare i biglietti prenotati su internet per la visita di
Alcatraz e, dovendo attendere i nostri nuovi amici bergamaschi,
inganniamo il tempo facendoci fare una caricatura che però non ci somiglia
per nulla. Il sole splende e la giornata è addirittura tiepida, così
ci sediamo in una panchina ad assaporare questo rilassante clima mentre osserviamo
qualche divertente artista di strada che spaventa i passanti e li fa sbellicare
dalle risate. Si fanno così le 17.00 e, incontrati Cristina e Davide,
con loro ci rechiamo all’imbarco per il giro serale di Alcatraz.
Dal
traghetto riusciamo a scattare qualche bella foto della città, ma la
brezza che soffia su di noi è quasi raggelante. Scendiamo, ci dividono
in gruppetti per introdurci un po’ di storia dell’isola-carcere
e finalmente ci fanno entrare porgendoci un’audioguida sintonizzabile
sulla lingua preferita (c’è pure l’italiano). Il tour è
molto interessante e le celle fanno venire i brividi, anche perché in
sottofondo ascoltiamo i racconti dei detenuti con le loro voci… Molto
suggestivo!
Visitiamo, oltre alle normali celle, quelle di massima sicurezza, la mensa,
il parlatorio, la sala del barbiere e il cortile nel quale si passava l’ora
d’aria. Andiamo pure a vedere il filmato con la storia e tutti i dati
su The Rock (come viene soprannominata) e per le 21.00 torniamo sulla terraferma
pronti per cercare un ristorantino dove gustare le famose specialità
del Wharf. Troviamo un posto dove cucinano un po’ di tutto visto che Davide
è leggermente difficile di gusti (Cri mi confida che mangia solo pizza
e pasta… poveretto qua in USA!), così andiamo da “Cioppino”:
lui si fa la sua pizza e noi tre proviamo la zuppa di pesce servita dentro ad
una pagnotta di pane… Che buona, vorrei proprio la ricetta! Ritorniamo
esausti all’hotel (che si è rivelato davvero carino, pulito e con
un ottimo rapporto qualità-prezzo), soddisfatti di aver passato una magnifica
giornata.
Venerdì, 28 aprile 2006 San Francisco –
Yosemite NP – Mariposa
Questa mattina ci svegliamo involontariamente prima del previsto
(alle 7.00) tanta è la voglia di vedere l’auto a noi assegnata,
così ci prepariamo e andiamo a ritirarla, mezz’ora prima dell’orario
concordato, presso l’ufficio Alamo di Bush Street. Con nostra grande gioia
riceviamo una “Chrysler PT Cruiser” di colore blu-celeste, dico
con gioia perché un paio di anni fa eravamo sul punto di acquistarla
ma poi scegliemmo un altro tipo di auto e questa ci è rimasta nel cuore
fino ad oggi.
Diciamo che iniziare a guidare subito dal centro cittadino nell’orario
in cui tutti si precipitano al lavoro non è cosa semplice, ma tutto procede
per il meglio e, percorrendo Market Street e qualche stradetta in salita, arriviamo
a Twin Peaks, la collina di San Francisco dalla quale è
possibile avere una visione d’insieme di tutta la città. Nonostante
la solita nebbiolina che si posa su Frisco ogni mattina, riusciamo a fare qualche
ripresa anche se il Golden Gate Bridge, appena visibile ad occhio nudo, è
praticamente impossibile da immortalare.
Scendiamo dalla vetta e ripercorriamo Market Street in direzione Bay
Bridge, il ponte a due piani (uno per senso di marcia) che ci farà
uscire dalla City. Il traffico è intenso, ma diminuisce man mano che
ci allontaniamo da San Francisco. Per il momento sono un buon navigatore, ma
un attimo di distrazione ci fa imboccare la strada sbagliata, così ci
addentriamo nella cittadina di Manteca, comunque senza troppi
rimpianti visto che non abbiamo ancora fatto colazione e data l’ora lo
consideriamo quasi un brunch! Da “Jack in the box” (un’altra
catena di fast food dove servono i panini col pane tipo ciabatta) una signora
molto cortese ci aiuta a ritrovare la strada smarrita per raggiungere il nostro
primo e attesissimo parco: Yosemite. Riusciamo ad imboccare
la “retta via” e dopo varie miglia trascorse tra paesaggi via via
più naturali, raggiungiamo l’ingresso di Big Oak Flat,
facendo pure una piccola deviazione dovuta a lavori stradali. Finalmente ci
viene consegnato il nostro bel “National Park Pass” al costo di
50 $ e ci sembra già un affarone visto che l’ingresso al solo parco
di Yosemite ne costa quasi la metà.
Il
primo impatto col parco lo abbiamo dall’alto di un punto panoramico sulla
famosa Yosemite Valley: vediamo i vari rigagnoli d’acqua che scendono
dalle pareti rocciose dovuti allo scioglimento delle nevi causato dalle calde
giornate primaverili; il fiume che scorre verso valle e così tanta natura
che già mi fa sentire meglio. Proseguiamo per la nostra strada molto
elettrizzati e con gli occhi ben aperti in attesa di vedere qualche animaletto…
Magari vedessimo un orso, ma la cosa ci sembra abbastanza improbabile!
Dopo
qualche chilometro tra boschi di un verde smeraldo, alcune auto parcheggiate
ai lati della strada ci attirano e, alzando lo sguardo, vediamo la prima meraviglia
del parco: la Bridalveil Fall, che con la sua leggiadria assomiglia
davvero al velo di una sposa. Un brevissimo trail di 0.4 miglia ci porta proprio
sotto la cascata e la nostra fotocamera comincia a scattare decine di foto con
e senza di noi, che alla fine ci ritroviamo belli umidi! Osserviamo pure El
Captain dal basso, il maestoso monolite granitico famoso per essere
meta prediletta degli scalatori americani.
Ci
rechiamo quindi al parcheggio del Curry Village, dove lasciamo l’auto
per servirci dell’utilissimo e gratuito servizio navetta che ci porta
alla fermata n° 17. Qui intraprendiamo il nostro primo trail medio-lungo
per raggiungere il Mirror Lake: il sentiero non è faticoso,
ma si rivela appunto medio-lungo perché tra foto e giochi con gli scoiattoli
impieghiamo un bel po’ prima di visualizzare il lago. Sinceramente a maestosità
preferiamo di gran lunga le cascate appena visitate poiché lo specchio
d’acqua è un po’ a secco e non riflette così bene
le montagne circostanti come ci aspettavamo. Riprese varie e filmati e poi ritorno
alla base, dove ci facciamo un gelatino prima di arrivare con la nostra auto
a Tunnel View per gustarci il panorama della Valley del tardo
pomeriggio. Lo spettacolo è magnifico e, dopo aver visto svariate foto
su internet e riviste, l’impatto con la realtà non delude affatto
anzi direi che ne rimaniamo piacevolmente affascinati.
E’ tempo di partire e lasciare Yosemite, ma non siamo tristi perché
domani affronteremo il resto della nostra visita. Imbocchiamo la strada per
Mariposa, un paesino davvero carino, sufficientemente piccolo
per soggiornarci in tranquillità ma sufficientemente attrezzato per trovare
tutto ciò che occorre. In paese abbiamo già prenotato all’"EC
Lodge” per 56.93 $ tax incluse. Facciamo il nostro primo rifornimento
con questa benzina che a noi italiani risulta molto economica e in un market
facciamo i nostri primi acquisti per sopravvivere on the road: frigo da viaggio,
pane, marmellata, affettato, acqua. Ceniamo poi in un ristorante molto carino:
“Charles Street Dinner” dove mangiamo la nostra prima bistecca (deliziosa)
e ci accorgiamo che in questo paese i camerieri sono davvero gentili…
La mancia servirà pure a qualcosa!
Sabato, 29 aprile 2006 Mariposa – Yosemite NP – Fresno
Wow! Un’altra splendida giornata di sole… Stiamo
avendo un discreto “fattore C” per quanto riguarda il meteo: ieri
ci eravamo coperti abbastanza bene vista l’altitudine e invece c’era
sole e caldo, così oggi ci vestiamo in maniera adeguata per affrontare
i vari trails senza “schiumare”. Lasciamo il motel dopo aver fatto
una continental breakfast abbastanza sostanziosa e arriviamo a Yosemite alle
9.00.
Parcheggiamo al nostro solito posto e prendiamo lo shuttle
per poi scendere alla fermata n° 16 – Happy Isles da dove parte lo
“strenuos trail” per raggiungere le più belle cascate del
parco: le Vernal e le Nevada Falls.
Il sentiero costeggia il torrente che scende dalle cascate ed il paesaggio è
davvero magnifico. Le foto, ancora una volta, si sprecano e le ore di filmato
continuano ad aumentare. Il rumore dell’acqua si fa sempre più
forte finché, passato un grazioso ponte di legno e dopo qualche decina
di metri, arriviamo sotto la cascata. E’ il caso di indossare i k-way
in modo da bagnarci leggermente meno… leggermente!
Inizia una scalinata tremenda: irregolare e scivolosa, ripida
e senza ringhiera, meglio non voltarsi indietro altrimenti le vertigini ci assalgono.
Sulla nostra sinistra sorge un bellissimo arcobaleno formato dagli infiniti
schizzi d’acqua prodotti dalla Vernal Fall. Continuiamo la nostra scarpinata
fino alla cima dove, per fortuna, il sole ci scalda e ci asciuga mentre ci rifocilliamo
con i panini preparati al motel. Dopo mezz’oretta di riposo e di foto,
riprendiamo il sentiero alla volta delle Emerald Pools (onestamente ci aspettavamo
di più) e raggiungiamo un punto da cui si gode la vista della Nevada
Fall. Purtoppo non ce la sentiamo di proseguire dato che i km all’andata
vanno fatti anche al ritorno e, nonostante la voglia di andare avanti sia tanta,
diamo forfait comunque soddisfatti di ciò che abbiamo fatto e visto.
Vernal & Nevada Fall Trail Gallery




Imbocchiamo quindi un sentiero alternativo per scendere a valle:
inizialmente saliamo e, con nostro stupore, ci ritroviamo più in alto
di svariati metri rispetto alla Vernal che sta esattamente sotto di noi, così
da riprenderla da un’altra angolazione e ammirare questo a dir poco meraviglioso
panorama. Continuiamo e, dopo un’oretta di cammino su un sentiero innevato,
arriviamo ad un bivio che si ricongiunge con la strada dell’andata. Fatalità
incontriamo Cri e Davide lungo la via del ritorno e dopo qualche scambio di
informazioni sui nostri progetti, arriviamo in fondo e riacquistiamo le energie
perse con un bell’hot dog; riprendiamo poi la nostra fedele navetta che
ci porta alle Yosemite Falls.
Anche
queste cascate sono stupende, ma ci limitiamo ad osservarle dal basso senza
percorrere il lungo sentiero che porta fino alla cima per mancanza di tempo
e di forze. Anche qui ci “laviamo” ben benino, ma è una fortuna
poter vedere tutte queste cascate in questo periodo perché la loro portata
è quasi al massimo grazie allo scioglimento delle abbondanti nevicate
invernali.
E’ arrivato il triste momento di abbandonare la Yosemite Valley, quindi
raggiungiamo la nostra auto e partiamo alla volta del Mariposa Grove
of Giant Sequoia nella zona sud del parco, purtroppo però non
è accessibile per neve così come Glacier Point.
Il parco di Yosemite è quello da cui mi aspettavo di più e devo
dire che le mie aspettative sono state decisamente soddisfatte. Io adoro le
cascate e tutte le manifestazioni d’acqua in generale, quindi qui ho avuto
di che sbizzarrirmi. Peccato solo per i pochi animali che siamo riusciti a vedere:
scoiattoli, uccelli vari tra cui molto carini quelli celesti, volpi grigie.
Altra fatalità della giornata: un nuovo incontro casuale con i nostri
amici bergamaschi all’uscita del parco, così decidiamo di andare
insieme verso Fresno dove abbiamo intenzione di pernottare.
Per strada iniziamo a cercare un internet point per dare notizie ai nostri familiari
e per rispondere alle mie e-mail di lavoro, ma non troviamo niente di niente…
Ma non siamo nella terra in cui hanno inventato questo ingegnoso sistema?! In
compenso troviamo un “Pizza Factory” dove la pizza, per essere americana,
è davvero divina: Cri e Dave ordinano una margherita medium, io ed Enri
una extralarge con due toppings… Non ne è avanzato nemmeno un pezzetto!
Arriviamo a Fresno sulle 19.30 e il caldo ci assale. Chiediamo alloggio al “Days
Inn” ma è no vacancy, proviamo quindi al “Motel 6”
di fronte e per 53.75 $ ci dà due camere vicine. Le stanze non sono granché,
ma almeno noi siamo più fortunati dei nostri amici perché, nonostante
il telecomando e la vasca non funzionino bene, almeno la nostra non puzza di
fumo. Doccia e via a cercare insieme un internet point, ma la città è
alquanto bruttina, non ha un vero centro e nemmeno un locale all’apparenza
affidabile, per di più notiamo pattuglie della polizia ovunque intente
a fermare tizi poco raccomandabili. Facciamo abbastanza velocemente ritorno
in motel richiudendoci in camera senza aver trovato nulla di simile ad un computer
e la cosa ci comincia a sembrare quasi una barzelletta.
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Testo e fotografie di Donatella (donadotty)
e Enrico, in ESCLUSIVA per America On The Road. Riproduzione
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