Un racconto di Alessia
Totale giorni negli States: 19 giorni e 20 notti
Totale Km percorsi in macchina: 3700
Totale Km percorsi a piedi: abbiamo perso il conto…
Stati toccati durante il viaggio: New York, Connecticut, Massachussets, Pennsylvania,
Ohio (anche se per sbaglio…), Virginia, Washington DC, Maryland, Delaware,
New Jersey, Florida + Ontario
EAST COAST ON THE ROAD
DIARIO DI VIAGGIO…
Dopo il magnifico viaggio dello scorso anno lungo la West Coast e la bellezza
dei parchi nazionali americani, il desiderio di scoprire e conoscere anche l’altra
costa gli Stati Uniti è cresciuto dentro di noi e ci ha portato ad organizzare
un itinerario di tre settimane che toccasse da vicino l’Est e ci permettesse
di entrare a contatto con una realtà diversa, sicuramente più
caotica, rumorosa e meno naturalistica ma pur sempre eccezionale.
E’ nata così l’idea di questo viaggio che ha toccato le città
di Boston, Washington, l’imperdibile New York, le cascate del Niagara
e la tanto decantata Florida.
Siamo partiti il 3 agosto da Milano con un volo British Airways, diretto a
New York via Londra. Io e Massimiliano, pieni di entusiasmo e voglia vivere
al meglio l’esperienza che ci stava aspettando.
Siamo arrivati al JFK intorno alle 22 ora locale e con un taxi ci siamo recati
in un motel a pochi minuti dall’aeroporto anche se il tassista, piuttosto
antipatico, ha faticato un po’ a trovare la strada. A un certo punto,
persi nei vicoli poco illuminati, ho anche pensato che lo facesse apposta perché
non gli avevamo chiesto di andare a Manhattan come tutti i turisti che arrivano
a New York.
Ma i nostri programmi erano diversi e Manhattan avrebbe visto il nostro arrivo
solo qualche giorno più tardi…
4 Agosto – New York – Boston (passando per Yale)
Per fortuna il motel dove abbiamo dormito offre un comodissimo servizio di
shuttle per l’aeroporto, così non dobbiamo ripetere l’esperienza
del taxi. Eh già, si ritorna al punto di partenza, ma questa volta non
per prendere un aereo, bensì per ritirare la macchina che abbiamo noleggiato
dall’Italia con Avis.
Abbiamo pagato per una compact, che è la macchina più piccola
in assoluto in America: saremmo stati solo in due e con due bagagli neanche
tanto grossi, quindi non pensavamo di aver bisogno di molto spazio. Sbrigate
le formalità burocratiche, ci ritroviamo, invece, con una Chevrolet
Malibu, molto più grande di quella prenotata, ma allo stesso
prezzo naturalmente.
Beh, chi ben comincia…
Qualche istante per ricordarci come si guida una macchina col cambio automatico,
qualche prova nel parcheggio e via: direzione Boston, Massachussets.
Percorrendo la Interstate ci accorgiamo del il cartello che indica l’uscita
per l’Università di Yale e decidiamo di deviare
il nostro percorso per vedere di persona com’è un campus americano.
Ci ritroviamo, così, tra casette di mattoni rossi e prati verdi curatissimi:
l’università è praticamente una piccola cittadina e ogni
ateneo è una grande casa immersa nella vegetazione. Non c’è
in giro molta gente, solo qualche ragazzo con i libri sottomano e qualche anziano
che aspetta il bus. Così, dopo una passeggiata per godere dell’atmosfera,
ci rimettiamo in marcia verso la nostra destinazione.
La fame si fa sentire e decidiamo di fermarci a mangiare. Evitiamo i fast food
di grandi catene e ci fermiamo a Tollen (un piccolo paesino di poche anime)
in una tipica steak house, dove ci servono un ottimo cheesburger con patatine.
Il primo di una lunga serie…
Arriviamo a Boston intorno alle 15 e grazie alle mitiche indicazioni
stradali scaricate da Internet sul sito di Rand Mc Nally raggiungiamo il Charlesmark
Hotel senza nessun problema. Non ci possiamo credere, siamo in pieno centro,
a pochi metri da Copley Square, una delle piazze principali della città.
L’albergo è molto carino: tutto in stile minimal, moderno, con
un locale/ristorante al piano terra e una stanza piccolina ma molto accogliente,
arredata in modo perfetto. Ci sentiamo quasi a casa… e abbiamo anche la
colazione inclusa.
Parcheggiamo l’auto nel parcheggio consigliato dall’hotel alla modica
cifra di 25$ a giornata (e pensare che ero una dei più economici…)
e, Lonely Planet alla mano, cominciamo il nostro tour.
Passeggiamo per il Boston Common e i Public Garden,
una sorta di parchi pubblici, perfettamente curati, pieni di fiori, di siepi
dalle forme strane, di laghetti e di alberi. Il tempo è bellissimo, il
cielo azzurro e lì nel verde non ci sembra neanche di essere in città.
Uscendo dal garden ci addentriamo in Chinatown, piuttosto squallida a mio avviso
e neanche tanto popolata, se paragonata a tutte le Chinatown viste in altre
città e così ci rechiamo in Park Street dove sappiamo che inizia
il Freedom Trail: un percorso lungo tutta la città che
tocca i punti storici di Boston. Entriamo al Tourist Center per chiedere informazioni,
ma rinunciamo ad acquistare la mappa del percorso perché costa troppo
cara.
Tanto è facile, basta seguire la linea di mattoncini rossi per terra
e non si può sbagliare.
Inizia così la nostra prima camminata, lunga, ma che dico, lunghissima:
vediamo la Park Street Church, il Granari Burying Ground, la
Kings Chapel, la Old State House, il Faneuil Hall. Visitiamo
i negozi dentro e fuori dal Quincy market, ci fermiamo a vedere lo spettacolino
degli artisti di strada che ballano la break dance e fanno acrobazie di ogni
tipo. Arriviamo fino al mare. Proseguiamo per la casa di Paul Revere, passiamo
per il quartiere italiano pieno di bellissimi ristoranti, fino ad arrivare,
ormai stremati alla USS Constitution, una nave enorme usata
durante la guerra.
Siamo ormai dall’altra parte della città rispetto a quando siamo
partiti. Ma quanta strada abbiamo fatto? E ora chi ci riporta indietro? Siamo
sfiniti… Così cerchiamo la fermata della metropolitana più
vicina e torniamo in hotel. Per oggi basta camminare.
La città si è rivelata molto bella, di stile britannico, con palazzi
non troppo alti, molto curati, ricca di verde e di parchi. Molto vivibile per
essere una città americana e molto diversa dalle città dell’Ovest
che abbiamo visto lo scorso anno.
Una cenetta in un ristorante vicino all’albergo conclude la nostra prima
giornata in America e poi a nanna.
05 Agosto – Boston – Harvard - Syracuse
Sveglia di buon’ora. Il tempo è stupendo: cielo azzurro, temperatura
calda ma non troppo. Ti fa venire voglia di andare in giro… Colazione
in hotel, mail a mamma e papà per dare nostre notizie e poi via…
Cominciamo facendo un giretto per Copley Square: la piazza
è molto grande e i palazzi che la circondano sono imponenti. Ci sono
la biblioteca nazionale, un paio di chiese e qualche grattacielo. Ci dirigiamo,
poi, verso il Quincy Market i cui negozietti ci avevano colpito
il giorno precedente. Vogliamo dedicare un paio d’ore ad un po’
di sano shopping rilassante. Facciamo qualche acquisto, ci sediamo a riposarci
al sole su una panchina del porto e poi raggiungiamo un fantastico ‘lobster
bar’ che avevamo adocchiato.
Avevo letto, prima di partire, di questi posti sulla Lonely Planet e ne ero
stata talmente colpita che volevo assolutamente provarli. Ti servono un’aragosta
a testa, semplicemente bollita, accompagnata con una tazzina di burro fuso in
cui intingere la carne, e un cestino contenente tovaglioli, una pinza per rompere
le chele e un bavaglio di plastica per non sporcarsi. E’ gustosissima!
La mangiamo proprio volentieri, e il tutto per soli 11$ a testa (più
tasse ovviamente…).
Il nostro tempo a Boston è ormai scaduto, il resto del viaggio ci aspetta:
riprendiamo l’auto al parcheggio, le valigie in hotel e ci dirigiamo verso
Harvard.
Avremmo potuto saltare il campus più famoso di tutta l’America?
Ci si presenta molto simile a Yale: casette rosse, prati verdi curatissimi e
tanti ragazzi per le strade. Ma qui ci sono anche un sacco di negozi di souvenir,
magliettine, cappellini e chi più ne ha più ne metta e molta,
molta più gente in giro.
Dopo esserci persi cercando la Interstate, riusciamo finalmente a metterci in
strada verso le cascate del Niagara. Il tragitto si preannuncia lunghissimo
e decidiamo di fermarci a dormire in un motel a metà strada. Non abbiamo
prenotato nulla per questa sera ma siamo fiduciosi: l’esperienza dello
scorso anno ci ha insegnato che l’America è piena di posti dove
dormire a poco prezzo.
Ad ogni uscita della Interstate, infatti, troviamo indicazioni di motel e fast
food ma decidiamo di arrivare il più vicino possibile alla frontiera
con il Canada e così guidiamo fino a Syracuse dove troviamo un Days Inn
e passiamo la notte.
06 Agosto – Niagara Falls
Arriviamo al paese di Niagara Falls, siamo ancora nei confini degli Stati Uniti,
e ci troviamo di fronte una cittadina brutta e completamente industriale. Capiamo
perché tutti consigliano di non fermarsi qui e procediamo verso il Canada.
Ci fermiamo in un Information Center dove un vecchietto molto gentile ci spiega
con tanto di lavagna e bacchetta che cosa vedere alle cascate. E’ molto
simpatico e collaborativo ma la proposta finale di un tour completo a 130$ a
persona non è proprio quello che stiamo cercando.
Ci facciamo spiegare la strada per raggiungere la frontiera e decidiamo che
le cascate le avremmo visitate da soli.
Passiamo i controlli passaporti e le solite domande di rito, raggiungiamo il
motel in cui abbiamo prenotato e poi, a piedi e incuriositi, ci dirigiamo verso
la via principale che porta alle cascate.
La cittadina di Niagara Falls in Canada è stata trasformata
completamente in una sala giochi umana: riproduzioni a grandezza naturale di
King Kong sull’Empire State Building, fast food, sale giochi, attrazioni
per bambini, case degli orrori e delle streghe, musica a tutto volume e luci
stroboscopiche fanno da contorno a un paesaggio che toglie il fiato.
Le cascate sono bellissime (se certo, non si guarda tutto quello che ci hanno
costruito di fianco….). Le più piccole, le American Falls,
sono già enormi per i nostri standard. Sono molto più visibili
perchè, avendo una portata d’acqua minore, creano meno nebbia bianca.
Le Horseshoe Falls, invece, sono gigantesche e la loro portata
d’acqua è davvero spaventosa. Sono circondate dal fumo bianco creato
dal vapore acqueo e quando ci sei vicino, il rumore dell’acqua è
quasi assordante.
Facciamo prima una passeggiata sul ‘lungocascate’ per fare le foto
di rito e ammirarle da lontano. Capiamo che la parte canadese permette di osservare
le cascate avendo una visione completamente frontale, mentre dal lato americano,
la vista è limitata al fianco delle American Falls e le Horshoe Falls
si vedono da molto lontano.
Di sicuro non possiamo farci mancare le esperienze totalmente turistiche della
Made of the Mist e della camminata sotto le cascate.
In quanto a visione, lo spettacolo si gode sicuramente meglio dall’alto
della strada perché tra l’acqua che arriva da tutte le parti e
la nube bianca che circonda ogni cosa, le cascate non appaiono molto nitide.
Ma è sicuramente un’esperienza da provare per la sensazione di
immensità e di forza della natura che lascia dentro.
Bagnati fradici (nonostante gli impermeabili in dotazione), ma assolutamente
soddisfatti delle esperienze, torniamo in hotel, ci facciamo una doccia veloce,
ci cambiamo e usciamo di nuovo. Il programma è una rapida cena e poi
i fuochi d’artificio che fanno tutti i venerdi e domenica sera proprio
sulle cascate illuminate.
La quantità di gente in giro è impressionante, quasi non si riesce
a passare. Sono tutti appoggiati alle balaustre che guardano i giochi di luce
sulle cascate e aspettano i fuochi d’artificio che si riveleranno favolosi.
La lunga camminata da una cascata all’altra ci ha davvero stremato anche
se lo spettacolo vale la pena. Torniamo a fatica in motel e andiamo a nanna.
La mattina dopo ci aspetta un altro lungo viaggio fino a Washington.
07 Agosto 2006 – Niagara – Fredrik
Oggi la giornata è dedicata interamente al lungo viaggio che dalle cascate
del Niagara ci porterà fino a Washington. Anche qui, come per l’andata
da Boston, avevamo deciso di lasciare, nel nostro itinerario, una notte vacante,
per avere la possibilità di fermarci a dormire quando ci saremmo sentiti
troppo stanchi per continuare.
Decidiamo di fare una piccola deviazione per vedere il Lago Erie. Abbiamo voglia
di ancora un po’ di natura prima di buttarci nel cemento di Washington
e poi di New York. Ma non si rivela una grande idea: il lago è piuttosto
lontano e neanche molto speciale. Ci costringe a una lunga deviazione dalla
Interstate per ritrovarci in una specie di parco naturale in cui gli americani
vanno a fare pic nic, campeggiare o pescare… Certo, se avessimo avuto
con noi una ghiacciaia con del cibo e qualcosa da bere sarebbe stato rilassante
fermarsi sulle rive del lago per pranzo, ma essendo sprovvisti di tutto questo,
decidiamo di ritornare sui nostri passi.
Ci fermiamo a mangiare un panino nei pressi della cittadina di Erie (dove i
turisti non li vedono probabilmente da un secolo…. se mai li hanno visti…)
e poi di nuovo in macchina.
Guidiamo fino a Fredrik, dove passiamo la notte in un Econolodge a buon mercato
ma molto pulito e confortevole.
08 Agosto 2006 – Fredrik – Washington
Arriviamo a Washington a metà mattina passando per
la strada che costeggia il Pentagono e raggiungiamo l’Harrington Hotel
che è a due passi dalla casa Bianca e dai musei Smithsoniani. Per prenotare
in questa città abbiamo seguito il consiglio della Lonely Planet: non
volevamo trovarci a migliaia di chilometri dalle attrazioni turistiche, avendo
letto che Washington è una delle città più pericolose degli
Stati Uniti.
E in effetti siamo proprio in pieno centro. L’hotel non è certo
una reggia, ma è pulito e per una notte va più che bene, dato
che ci darà l’opportunità di girare per la città
a piedi in tutta comodità.
Lasciamo i bagagli in reception perché la stanza non è ancora
pronta, parcheggiamo la macchina nel garage convenzionato (a 10$ al giorno:
decisamente più economico di Boston!) e ci avviamo a piedi verso il Campidoglio,
passando accanto al palazzo dell’FBI.
Il Campidoglio sorge sulla collina di Capitol Hill e si vede
già a distanza per le sue dimensioni imponenti e la cupola bianca che
spicca nel cielo azzurro. Purtroppo non si può entrare per questioni
di sicurezza, così ci accontentiamo di fotografarlo da fuori. E’
davvero bellissimo. Per non parlare della vista che si gode dando le spalle
al palazzo: il lunghissimo Mall, una passeggiata di terriccio
e prato, con il monumento di Washington che si staglia alto al centro, il memoriale
di Lincoln che si intravede in lontananza e i musei smithsoniani che lo costeggiano
ai lati… Uno spettacolo che toglie il fiato!
Decidiamo di percorrere a piedi il Mall. E’ una passeggiata fattibile
che ti permette di godere appieno della città ma è piuttosto lunga
quindi ci armiamo di forza e coraggio e ci mettiamo in marcia.
Raggiungiamo il Monumento a Washington dopo aver costeggiato
i musei smithsoniani, dove non entriamo per problemi di tempo, anche se ci sarebbe
piaciuto. Vorremmo salire fino in cima. Dall’alto si deve godere di una
vista stupenda. Ma al botteghino c’è scritto che i biglietti sono
esauriti così chiediamo informazioni sugli orari e decidiamo di tornare
l’indomani mattina.
Continuiamo la passeggiata lungo il Mall e ci imbattiamo nel World War
II Memorial, un memoriale costruito in onore delle due guerre mondiali.
E’ stato terminato nel 2004 ed è quindi piuttosto nuovo rispetto
agli altri monumenti presenti nella città. Completamente di marmo bianco,
è costituito da due altari (uno dedicato all’Atlantico e uno al
Pacifico) e circondato da una serie di colonne, ognuna delle quali è
dedicata a un paese dell’unione. Al centro c’è una grande
fontana e sui muri le incisioni di alcune delle frasi più famose che
i presidenti hanno detto nel corso della storia, relativamente agli avvenimenti
accaduti in guerra (ci sono frasi dedicate al D-Day, a Pearl Harbour, agli uomini
e alle donne che sono morti in guerra….).
Lasciamo questo memoriale con un piccolo nodo in gola e, continuando per il
Mall, giungiamo al Lincoln Memorial, una sorta di palazzo romano
(con tanto di colonne e scalinata lunghissima) al cui interno si trova una gigantesca
statua bianca di Lincoln seduto su una sedia, altrettanto enorme.
E’ davvero impressionante il desiderio degli americani di ricordare i
momenti e i personaggi importanti della loro storia con monumenti tanto maestosi
e imponenti.
Ma i memoriali non sono finiti: alla base del Lincoln Memorial si trovano il
Korean Memorial (caratterizzato da statue a dimensione naturale
dei soldati che hanno combattuto in Corea) e il Vietnam Memorial,
costituito da due mura di marmo nero su cui sono stati incisi i nomi di tutti
i caduti nella guerra del Vietnam. All’inizio del percorso sono stati
posti due grandi libri con i nomi stampati e il numero di riferimento di ogni
caduto, per cui, volendo, è possibile ritrovare quel nome sulla parete.
E’ uno spettacolo impressionante. Inutile dire che i nomi sono tantissimi
e che l’atmosfera è molto seria e triste: il ricordo della guerra
aleggia su tutti questi luoghi.
Dopo un veloce panino seduti su una panchina del Mall, ci dirigiamo a vedere
il Jefferson Memorial. Non ci avviciniamo molto però,
e lo osserviamo dal ponte. Siamo già abbastanza stanchi… e poi
da lontano si vede anche meglio: sembra un gigantesco pasticcino che riproduce
l’abitazione di Jefferson e che si staglia tranquillo in mezzo al mare…
La nostra prossima meta, a questo punto, è il cimitero di Arlington:
vogliamo vedere la famosa statua ispirata alla battaglia di Iwo Jima.
Guardando la cartina, il cimitero non sembra lontano così decidiamo di
raggiungerlo a piedi ma ci accorgiamo presto di esserci sbagliati: è
lontanissimo! Sarà la stanchezza o il sole a picco, ma ci sembra di non
arrivare più e le forze cominciano a mancare.
Ma ecco che raggiungiamo la meta… e ci rendiamo conto che non è
finita qui: la tomba che stiamo cercando in realtà è all’esterno
del cimitero, in quello che viene chiamato Washington State Park. Aiuto!
Ma non ci perdiamo d’animo, ricominciamo a camminare ed eccola lì
finalmente! E’ davvero grande, e davvero bella. L’avevamo vista
tante volte in foto ma dal vivo è proprio toccante.
Rientriamo nel cimitero, costeggiamo la miriade di tombe bianche tutte uguali
(sono davvero tantissime) e visitiamo prima la tomba di Kennedy e di Jacqueline
Onassis e poi la tomba del milite ignoto, dove assistiamo anche al cambio della
guardia.
Ma questo cimitero è davvero immenso! Ne avremo percorso un decimo e
siamo dentro da più di un’ora e mezza…
Riprendiamo la metro per tornare nel centro di Washington e non contenti delle
camminate fatte, raggiungiamo a piedi la Casa Bianca. Prima
vediamo la parte meno conosciuta (che è in realtà l’ingresso
frontale) e poi facendo tutto il giro dell’isolato, raggiungiamo il lato
più famoso, quello con i portici a ellisse che si vede milioni di volte
in tv.
Purtroppo la visita alla casa bianca non è più possibile dopo
gli attentati. Peccato… ci sarebbe piaciuto entrare a curiosare. Invece,
ci dobbiamo accontentare di vederla da fuori e neanche tanto da vicino, poiché
il parco che divide la strada dalla porta di ingresso è davvero immenso
.
Ritorniamo in hotel piuttosto stremati, ceniamo in un ristorante non molto lontano
ma poi l’animo del turista ha il sopravvento sulla stanchezza e decidiamo
di andare a vedere tutti i monumenti illuminati.
Così rifacciamo più o meno tutto il percorso fatto alla luce del
sole (saltando qualche tappa naturalmente…). E’ bellissimo vedere
questi monumenti immensi stagliarsi nel cielo nero. Già, perché
a Washington le strade non sono molto illuminate e quindi il contrasto con la
luce irradiata è ancora più forte.
Di turisti non ce ne sono molti in giro, quindi camminiamo veloci e non ci soffermiamo
molto (non si sa mai…). Torniamo in hotel e finalmente a nanna…
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Testo a cura di Alessia, per gentile concessione
ad America On The Road. Riproduzione vietata dei contenuti senza autorizzazione.