il nostro West-Coast - un racconto di Danila - parte 3

Ritratto di Undo

5 Settembre
Oggi la giornata è iniziata nel migliore dei modi. Dopo la colazione offerta dall'hotel e condivisa con la squadra di calcio femminile di Berkley, ci siamo rimessi in auto. Stava già piovendo, ma appena accesa la radio, è iniziata una sequenza dei classici del rock che ci ha accompagnati per tutta la giornata. Abbiamo faticato un po' all'inizio prima di riuscire a prendere la Route 66, ma quando l'abbiamo trovata è stato bellissimo. Iniziamo con i Doors, che hanno salutato il nostro ingresso a Williams, città piccola e accogliente, nella quale ci eravamo fermati già l'anno scorso per pranzare al Cruiser's Cafè (consigliatissimo!). Il macchinista del treno a vapore che porta al Grand Canyon ci ha salutati da lontano, quando ci ha visti intenti a riprendere l'ingresso in stazione e in quei momenti ci siamo sentiti come in un vecchio telefilm.
Siamo ripartiti e ci siamo fermati a Seligman, approfittando del fatto che il cielo era scuro, ma la pioggia sembrava essersi fermata. Si tratta di una città piena di stramberie, una divertente tappa sulla Route 66. Innanzitutto qua e là sono parcheggiate vecchie automobili con sopra dipinti occhi o dentoni: i riferimenti a Cars, cartoon della Disney, sono in effetti un po' dappertutto. Ovunque ci sono cartelloni con disegni di Saetta McQueen, malconce Cadillac rosa o gialle, manichini vestiti in stile hippy e circondati da bandiere americane, così come tanti riferimenti a Marilyn Monroe e James Dean. Secondo me vale la pena fermarsi, fare quattro passi e qualche foto, oltre a curiosare nei negozietti sulla strada principale. Alcuni temerari avevano anche sfidato il cattivo tempo, provando a fare un pic-nic, ma quando anche noi ci eravamo rimessi in macchina, stavano correndo via: ricominciava a piovere!
Da Seligman abbiamo percorso la Route66 fino a Kingman, incrociando al massimo un paio di auto in senso contrario per tutto il tragitto. Immaginate la scena, eravamo solo io e Al, il tempo fuori era brutto, anche se non proprio da tempesta, viaggiavamo sulla Route66 ascoltando Ac/Dc, Rolling Stones, Doors e Pink Floyd… credo che quei momenti resteranno per sempre nel mio cuore, è difficile spiegarlo, ma è stato veramente bellissimo. Credo che percorrere la Mother Road sia un'esperienza unica e indimenticabile, da fare almeno una volta nella vita: solo chi l'ha provata potrà capire quanto sia speciale!
Arrivati finalmente a Kingman, lasciamo i bagagli al Best Western e poi andiamo a mangiare un boccone. Dopo il rientro in hotel ci diamo soltanto il tempo di una doccia, prima di fiondarci di nuovo all'avventura. Un primo raggio di sole ha intanto squarciato il velo di nuvole e quindi pensiamo di andare a vedere Oatman, una piccolissima cittadina che un tempo era popolata da minatori, che l'hanno poi abbandonata quando le miniere sono state chiuse. La particolarità di questo posto è che quando i minatori lasciarono la città, abbandonarono qui i loro asinelli, che nel corso degli anni sono aumentati, diventando una comunità abbastanza numerosa e… rumorosa. I restanti abitanti di Oatman (pochissimi, a dire il vero), continuano a dar loro da mangiare e così i simpatici animali gironzolano pacificamente per le stradine, facendo subito amicizia con i turisti. L'Oatman Hotel è lo stesso nel quale Clark Gable e Carol Lombard trascorsero la loro luna di miele nel 1939. L'intera città è stata usata spesso come set per alcuni film western e ancora oggi, fino alle 14, vengono messi in scena finti duelli tra pistoleri sulla strada principale.
Abbiamo comprato delle magliette carinissime a prezzi irrisori e che hanno riscosso molto successo tra amici e parenti una volta tornati a casa! Fortunatamente non pioveva e le strade si erano asciugate: la strada che porta a Oatman è a rischio flash flood, quindi da evitare in caso di pioggia.
Di ritorno a Kingman avremmo voluto visitare il museo dedicato alla Route66, ma, ancora una volta… abbiamo trovato chiuso! Proprio di fronte al museo è però possibile ammirare un'antica locomotiva a vapore, sulla quale si può salire per fare qualche foto.

6 Settembre
L'arrivo a Twentynine Palms, città piccolissima e non lontana dal Joshua Tree National park, è stato un po' traumatizzante. Dopo aver visto tanto deserto, qualche casetta isolata e tante roulotte sgangherate, ci eravamo preoccupati: un posto dove mangiare qualcosa ci sarà? Mentre ce lo stavamo chiedendo però, come se fosse un miraggio, scorgiamo la mitica M gialla… c'è un McDonald's, evviva!
E' ancora presto per il check-in nell'hotel Twentynine Palms Inn, così decidiamo di andare direttamente a visitare il parco vicino. I Joshua Tree sono piante di yucca alte quanto alberi, circondati spesso da piante grasse, in un panorama quasi lunare. Quando siamo arrivati, già poco dopo il botteghino dal quale una simpatica ranger ci ha augurato di passare una buona giornata, ci è sembrato davvero di essere su un altro pianeta. L'atmosfera all'interno del parco è assolutamente surreale: c'è sabbia, rocce gialle dalle forme strane, grossi cactus e Joshua tree ovunque. Il parco non era affatto affollato, nonostante il caldo e la bella giornata, quindi ne abbiamo approfittato per qualche altra escursione, finalmente in solitudine.
La prima tappa è stata Skull Rock, formazione rocciosa enorme, con due orbite e una parte tonda che la fa sembrare quasi un teschio. Ci siamo poi spinti verso il Desert Queen Mine, un percorso molto semplice (a parte il caldo), che ci ha dato la possibilità di osservare da vicino cactus, piante grasse e le rovine di una vecchia miniera attiva fino al 1961. Purtroppo però i resti non sono ben visibili, quindi magari valutate bene prima il tempo a disposizione, ci sono trail molto più interessanti! Come ad esempio Hidden Valley, una vallata racchiusa tra le rocce (altro esempio dell'atmosfera surreale di questo parco), che pare venisse usata dai ladri di bestiame che venivano a nascondere qui i capi rubati, oppure il Cholla Cactus garden. Questo sentiero è particolarmente breve, però almeno per noi è stato abbastanza difficile da trovare!
Mentre uscivamo dal parco, mi è venuto in mente che mio padre, che è stato negli States per lavoro qualche anno fa, non fa che parlare di Palm Springs. Dista circa un'ora da 29Palms, così iniziamo a pensare che non sarebbe male passarci la serata, visto che nella piccola cittadina dove alloggiamo non c'è praticamente niente da fare. Il problema è sorto quando Al ha visto che proprio lì c'è il Museo dell'aviazione… doveva assolutamente andarci!
Ci accoglie un campo pieno di pale eoliche, che a dire il vero è un bel po' brutto a guardarsi. Però non appena entriamo nella città vera e propria, pulitissima, ordinata, con tante palme, siamo rimasti senza fiato. Villone enormi, auto e moto costosissime, locali alla moda, la città che pareva destinata ad essere una piccola Las Vegas in realtà è diventata molto più di questo: ha lasciato perdere le mille luci e l'esagerazione di Las Vegas per diventare invece la meta preferita dai ricchi californiani. Nel corso degli anni qui sono passati divi come Elvis, Clark Gable, Frank Sinatra e Liz Taylor.
Arrivati al museo, a mezz'ora dalla chiusura, la signora alla biglietteria ci dice però che… è già chiuso! Si, perché siccome per visitarlo tutto ci vogliono un paio d'ore, invece di chiudere alle 17, come c'è scritto sulla mia guida, staccano gli ultimi biglietti alle 15. Al ci è rimasto così male che ci siamo ripromessi di tornare domani mattina, passando di qui prima di andare a Los Angeles.
Intanto parcheggiamo in centro e prendiamo una bibita, passeggiando per strada e guardando i tanti negozi sulla via principale. Abbiamo solo guardato, perché i prezzi erano veramente altissimi! In serata abbiamo optato per un ristorante messicano, Maracas, dove abbiamo mangiato veramente bene, spendendo poco, nonostante le porzioni fossero abbondanti e servite in piatti colorati e abbelliti con verdurine ed ortaggi.

7 Settembre
La colazione al 29Palms Inn di questa mattina aveva un aspetto tremendo (se ne stavano lamentando anche gli altri ospiti), quindi abbiamo deciso di prendere qualcosa allo Starbuck's di Palm Springs, prima di andare a visitare il Palm Springs Air Museum. Al non sta nella pelle, adora questo genere di cose e già all'esterno si mette subito a fotografare gli esemplari esposti nel parcheggio. Una volta dentro, restiamo stupiti dall'organizzazione: si tratta di due grossi hangar, una libreria e una sala cinematografica dove proiettano un film di circa un'ora, che purtroppo non potremo guardare perché altrimenti arriveremmo troppo tardi a Los Angeles, rischiando di restare imbottigliati nel traffico. All'interno dei due hangar abbiamo trovato tanti aerei, tra cui il B-17G, detto "la fortezza volante", il più famoso bombardiere degli Stati Uniti, utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale… ragazzi è veramente immenso!
Con nostro grande stupore, la maggior parte di questi aerei, anche se sembrano così vecchiotti (almeno a me, Al invece dice che sono tenuti benissimo), volano ancora! Durante la visita siamo stati avvicinati dai volontari, tutti ex ufficiali pronti ad accompagnare i visitatori e a raccontare aneddoti di quando hanno servito la propria patria. Uno di loro ci ha confessato di amare l'Italia e di esserci stato più volte: Pompei era sempre nei suoi pensieri perché per lui è stato il luogo più meraviglioso mai visto. Ci accompagna per un po' a vedere degli enormi modelli in scala delle portaerei che ospitavano alcuni degli aerei esposti, poi ci spostiamo nel secondo hangar. Qui sono esposte anche alcune rolls royce e moto usate nella Seconda guerra mondiale. Ci sono inoltre enormi pannelli sui muri, con monitor incassati: basta prendere posto e premere un bottone per avviare documentari (in inglese ovviamente) sui vari aerei o sulla II World War.
Se devo essere onesta, all'inizio non ero molto convinta di questa visita, ma mi sono dovuta ricredere, è stata veramente interessante! Ancora una volta eravamo gli unici italiani presenti. Bene!
Usciti dal museo, ci siamo spostati a Los Angeles e più precisamente a Santa Monica. Qui alloggeremo per qualche giorno al Sea Shore Motel. Quando facciamo il check-in, il receptionist ci informa anche che il mercoledì ci sarebbe stata la celebrazione dei 100 anni dalla costruzione del molo di Santa Monica, con concerti a partire dal pomeriggio e uno spettacolo di fuochi d'artificio sull'oceano. Wow!
La bellissima spiaggia è a pochi passi dal motel, quindi decidiamo di fare una bella passeggiata e di mangiare un hot dog sulla spiaggia di Santa Monica. Ci rilassiamo un po', mentre osserviamo gli americani impegnati a giocare a beach volley sui tanti campi sistemati sulla sabbia. Non avevamo capito quanto immense potessero essere le spiagge qui, sono lunghissime, al contrario delle nostre!
Nel pomeriggio ci spostiamo a Pasadena, un'elegante città con ville in stile retrò, giardini incantevoli e le tante lucine che illuminano gli alberi di notte nella Old Pasadena. Abbiamo visto il Colorado Street Bridge, altrimenti conosciuto come il "Ponte dei Suicidi", apparso in film come Seabiscuit, Yes man o Essere John Malkovich. Dopo una bella passeggiata, ci siamo fermati a cena da Roscoe's house of chicken and waffles. Avete presente la scena del film "I Blues Brothers", quando Jake e Elwood vanno nel locale di Aretha Franklin? Ecco, è pressoché uguale! Anche la signora che lo gestisce le somiglia, è un donnone energico, con la testa piena di treccine tenute su da una stoffa coloratissima che, dice, cambia ogni volta a seconda del vestito che indossa. Qui cucinano principalmente pollo e waffles, che gli americani mangiano o con marmellate e sciroppo d'acero, oppure come se fosse del normale pane, cioè insieme al pollo. E qui credo di aver assaggiato il miglior pollo fritto di tutta la mia vita! Nonostante fosse fritto, non è per niente unto, era asciutto, croccantissimo e panato al punto giusto. La simpatica signora che lo gestisce gira per i tavoli a chiacchierare con tutti i presenti, per non far sentire nessuno trascurato e per di più eravamo davvero gli unici turisti! E' stata decisamente una scoperta piacevole e una serata divertentissima!

8 Settembre
Evviva, oggi si va agli Universal Studios! Ho passato le scorse settimane a studiare tutte le attrazioni presenti nel parco e non vedevo l'ora di andarci!
All'ingresso ci sono varie opzioni per il parcheggio, mi pare due oppure tre fasce di prezzo. Quello più caro è il parcheggio secondo loro più vicino al parco: noi abbiamo preso il biglietto "normale" per il parcheggio e vi assicuro che non è affatto lontano! Ci sono ascensori ovunque e poi prima di entrare si possono guardare le vetrine delle decine di negozi appena fuori dal parco. Siamo arrivati un po' prima dell'apertura, ma c'era già una fila lunghissima all'ingresso. Appena entrati abbiamo visto che il parco è organizzato in due zone, collegate tra loro da una serie di scale mobili. Siamo subito andati a comprare due impermeabilini per la giostra Jurassic Park, al prezzo di 1$ l'uno… e meno male! Senza ci si bagna veramente tantissimo, perché in alcune zone bisogna passare sotto a delle cascate, ergo… nessuno viene risparmiato dall'acqua!
Successivamente siamo stati al tour degli studios, che è durato circa un'ora e mezza ed è stato veramente bellissimo. All'uscita un miraggio… Avrei sempre voluto un pupazzo di E.T. ma non ne ho mai trovati nei negozi, quindi avevo perso le speranze. Ma eccolo lì! Un signore simpaticissimo quando l'ho comprato mi ha anche raccomandato di portare E.T. in giro per l'Italia per fargli vedere qualche bel posto prima che la nave madre venga a riprenderselo!
La visita degli Universal, con l'orario ridotto (fino al giorno prima chiudevano più tardi, uffa!), è davvero un'impresa. Noi non ci siamo quasi mai fermati e non siamo riusciti a vedere tutti gli show. Sono tanti, ma soprattutto lunghi e ben fatti, ognuno dura almeno mezz'ora, tra effetti speciali, 3D, 4D, bravissimi attori ed esplosioni fantastiche, insomma ci sarebbe voluto un bel po' di tempo in più! Consigliamo di visitarlo, se possibile, con l'orario estivo, più lungo, o di studiare bene in precedenza le attrazioni da voler provare, così da ottimizzare i tempi.
Quando il parco era in procinto di chiudere ci siamo decisi a uscire e mentre ci avviavamo al parcheggio abbiamo fatto un po' di shopping anche nei negozi esterni. Tornati alla macchina, abbiamo percorso Mulholland drive per tornare a Santa Monica. La strada è in salita e stretta, ma ci sono meravigliose viste sulla San Fernando Valley e su Los Angeles.

9 Settembre
Questa mattina abbiamo deciso di fare un giro per Santa Monica e di andare a vedere il Farmer's Market, un mercatino dove vendono piante, prodotti biologici, nocciole ecc. Dopo ben due giri dell'isolato riusciamo a trovare un parcheggio, ma il mercato non è interessante come pensavamo, così ci siamo fermati a fare shopping in alcuni negozi di vestiti. In uno di questi abbiamo conosciuto una commessa simpatica, che era stata in Italia fino alla settimana prima, grazie a una crociera nel mediterraneo alla quale aveva partecipato. Dopo lo shopping abbiamo fatto una bella passeggiata sulla spiaggia, per vedere il Pier. Era già affollato per via dei preparativi per le celebrazioni che però avranno inizio soltanto nel pomeriggio, così abbiamo recuperato la macchina e abbiamo deciso di fare un giro nei luoghi da "vip" che abbiamo sentito tante volte nominare. E così eccoci diretti a Beverly Hills, Bel Hair, Melrose, Miracle Mile e Rodeo drive. Che belli, ma soprattutto… che ricchezza, sbandierata ovviamente ai quattro venti sottoforma di automobili scintillanti, case enormi con super piscine e atelier di stilisti, molti dei quali italiani. In uno degli enormi SUV di passaggio, in t-shirt e cappellino bianco, con gli occhialoni da sole, abbiamo visto Tom Cruise!
Per pranzo abbiamo deciso di fermarci da Philippe The Original, che dai primi del '900 vende sempre gli stessi panini, i French dip, piccole pagnotte che vengono riempite dalla carne prescelta e poi, a seconda dei gusti dell'avventore, inzuppati in un sugo di carne. Non vengono servite patatine fritte ma soltanto poche insalate a scelta e qualche torta dall'aspetto un po' malandato. Noi abbiamo preso i panini col manzo, però ci è risultato addirittura insipido, abbiamo mangiato su degli sgabelli in una stanzona dove tutti parlavano contemporaneamente e quindi c'era molto rumore… insomma, per noi non è stato un granché, anzi, ad averlo saputo prima avremmo provato qualche altro locale più carino e magari meno affollato di turisti.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il campus dell'UCLA, una delle università più importanti del Paese e, ragazzi, in alcuni momenti, fuori dalla facoltà di medicina, mi sono chiesta perché non possiamo avere anche noi delle università del genere, sono bellissime, sembrano ben organizzate e lontane anni luce da quelle italiane!
Dopo il campus siamo tornati a Santa Monica, che era in festa per celebrare i 100 anni del suo Pier. Sul molo era stato allestito un palco, sul quale si sono alternate varie band musicali, ci sono stati spettacoli e c'erano giocolieri, artisti di strada, bambini e le immancabili signore chic con barboncino in braccio.
La temperatura intanto durante la serata è scesa e io ho iniziato ad avere freddo, ma era tardi per tornare in hotel, visto che di lì a poco sarebbero incominciati i fuochi d'artificio, così abbiamo preferito trovare un bel posticino dal quale guardarli in santa pace, convinti che sarebbero iniziati in orario. E invece no! Un'ora di ritardo, tanto freddo e umidità, ma poi quando sono iniziati, ho capito perché così tanti americani vanno a guardare i fuochi d'artificio organizzati per il 4 luglio…. E' stato lo spettacolo pirotecnico più bello che abbiamo mai visto. Quasi un'ora col naso per aria, incapaci di staccare gli occhi e dimentichi del freddo, del vento e della pancia vuota!
Dopo lo spettacolo siamo andati a vedere Sunset Strip: centinaia di locali, tantissime macchine e ragazzi in giro, insomma è la prima città dove siamo stati (a parte Las Vegas ovvio!)che di notte è così movimentata! I locali qui offrono veramente di tutto, noi avremmo voluto andare alla House of Blues, locale aperto da Dan Aykroyd, uno dei due Blues Brothers, dove si fa musica blues dal vivo, ma c'era la selezione all'ingresso, noi non eravamo abbastanza eleganti (richiedevano abiti scuri e il lungo per le donne), così abbiamo dovuto desistere. Siamo finiti in un simpaticissimo fast food: In and Out. Qui cucinano pochi panini ma buoni, tutti con insalata freschissima e un menu composto da panino, patatine e bibita costa soltanto 9$, Al è diventato subito un loro fan!

10 Settembre
Lasciamo oggi il Sea Shore Motel, dove ci siamo trovati benissimo, per spostarci di nuovo al Ramada, che è vicino all'aeroporto. Decidiamo di andare al Griffith Park, una zona bellissima di Los Angeles. Questo parco è 5 volte più grande del Central Park di New York. Già di primo mattino è pieno di americani che fanno jogging, giocano a frisbee col proprio cane o leggono, seduti placidamente sull'erba. Facciamo qualche foto e poi scopriamo che è ancora presto per andare a visitare l'Osservatorio, quindi… ebbene si, siamo stati allo zoo! E' poco lontano dalla collinetta dell'osservatorio e anche se c'erano dei lavori in corso, abbiamo deciso di fare una bella passeggiata in mezzo a questo parco verde che ospita tantissimi animali. Non ci siamo potuti trattenere quanto avremmo voluto, perché all'osservatorio ci sarebbero stati degli spettacoli al planetario interno ed ci tenevamo moltissimo ad andare, però ci siamo divertiti lo stesso. Anche l'Osservatorio Griffith è stata una bella scoperta: tanti giochi interattivi ed esperimenti attraverso i quali conoscere lo spazio intorno a noi, spiegato in modo chiaro ed elementare. Abbiamo pagato soltanto 7$ a testa per entrare e noi che non eravamo mai stati ad un planetario siamo rimasti a bocca aperta. Ci hanno accompagnati in una sala dove c'erano comodissime poltrone già reclinate, così da farti guardare il soffitto. Abbiamo quindi assistito a un viaggio attraverso le ere e le galassie, guardando il cielo e ascoltando un'attrice che girava per la sala, narrando la storia delle stelle e dei primi osservatori del cielo. In alcuni momenti la visione a 360° può dare un po' fastidio, ma passa presto: consigliamo assolutamente quest'esperienza!
Avremmo dovuto andare a fare le fotografie della scritta di Hollywood, ma abbiamo scoperto che si vede benissimo anche dalla collinetta dell'osservatorio e in particolare dal terrazzino del cafè annesso all'edificio principale, così ci siamo spostati, lentamente, verso Venice Beach nel pomeriggio, però non ci è piaciuta molto. Era sporchissima e giravano tipi poco raccomandabili accanto alla nostra auto, nella quale c'erano ancora i bagagli. Ci siamo spostati allora a Malibu, dove abbiamo fatto una lunga passeggiata, avendo occasione finalmente di osservare un raro colibrì californiano!! E' stato bellissimo, si è fermato a pochi passi da noi, ha infilato il becco in un fiore e poi è volato via velocissimo! A Surfrider Beach, la spiaggia più amata dai surfisti, c'erano tanti di questi atleti che si allenavano e siamo rimasti un po' a guardarli prima di tornare in hotel. Brrr, questa volta il Ramada ci ha riservato una stanza orrenda! C'erano formiche in bagno, un foro di proiettile (e non scherzo, purtroppo) nel vetro esterno e quello interno portava vari marchi di baci dati col rossetto. Non transigo sull'igiene, ma Al ha insistito per non farmi andare a litigare con la receptionist: dopotutto avremmo soltanto riposato qualche ora prima di riconsegnare l'auto e andare in aeroporto, che bisogno c'era di farsi cambiare la stanza? E va bene… dopo una lauta cena da Denny's, durante la quale un cameriere messicano ha voluto qualche lezione di italiano, ci siamo messi a nanna, ma effettivamente la sveglia ha suonato troppo presto.
Siamo andati in aeroporto con il magone, sono passate 3 settimane ma ci dispiace andar via. Qui c'è sempre così tanto da fare che, nonostante non ci siamo mai fermati, si ha sempre l'impressione di aver perso qualcosa! E' stata però una vacanza bellissima: ci siamo resi conto di aver fatto qualche errore, che eviteremo la prossima volta, ma abbiamo provato lo stesso a rimediare divertendoci egualmente.
Appena decollati, io e Al ci siamo guardati. E, con mia grande sorpresa, visto che in genere sono sempre io a trascinarlo, mi ha chiesto: "L'anno prossimo che zona degli States visitiamo?"

 

Testo ed immagini di proprietà di Danila (nickname: Undo) per gentile concessione ad America On The Road. Diritti Riservati - All Rights Reserved

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