il nostro West-Coast - un racconto di Danila - parte 2

Ritratto di Undo

30 Agosto

Oggi percorriamo la UT 128, un'altra scenic byway, in direzione Moab, dove trascorreremo due giorni (attenzione, nello Utah la lancetta dell'orologio va spostata in avanti o indietro di un'ora, a seconda dell'ora legale!). Questa strada panoramica mi è piaciuta veramente moltissimo, più della UT12 percorsa ieri. Segue infatti il fiume Colorado, offrendo panorami spettacolari: ci fermavamo spessissimo a fare foto, ammirando le rocce rosse e il fiume che scorreva sotto di noi. In alcuni punti è possibile parcheggiare e scendere a piedi proprio accanto al fiume. Arriviamo a Moab increduli, con quel paesaggio ci è sembrato che il tempo volasse! Qui alloggeremo per due notti al Kokopelli Inn, un piccolo motel proprio di fronte all'ufficio dello sceriffo e alla caserma dei pompieri. A guardarlo di giorno sembra carinissimo, le stanze sono arredate in stile indiano e quasi tutte in legno, la proprietaria ha un grosso e simpatico cagnone ed è fissata col riciclare qualsiasi cosa, ma… Mi sento di sconsigliarlo, perché poco pulito all'interno. Le lenzuola non ci hanno convinto, così l'interno delle stanze. Il condizionatore era molto rumoroso, ma era l'unica stanza disponibile e avendo pagato in anticipo, siamo dovuti restare.

Dopo aver lasciato i bagagli, ci siamo subito diretti al parco nazionale di Arches, vicinissimo a Moab. Il parco non è molto grande, in confronto agli altri che abbiamo visitato, ma è assolutamente spettacolare. La notevole escursione termica, unitamente ad elementi naturali come pioggia, neve e ghiaccio, hanno modellato per millenni paesaggi incredibili: ci sono archi in pietra ovunque! Purtroppo nel 2008 uno di questi meravigliosi monumenti della natura, il Wall Arch, è caduto, ora è possibile vederne soltanto le macerie.

Dopo aver mostrato al ranger all'ingresso la nostra tessera Interagency Annual Pass ci vengono date le mappe e il giornale del parco. Attraversiamo Park Avenue, un insieme di rocce che formano delle pareti altissime, simili ai palazzi di New York, e poi passiamo accanto alle Three Gossips (le Tre comari). Poco più avanti parte un sentiero abbastanza breve che porta alla Balanced Rock, un roccione enorme in equilibrio su un'altra roccia molto alta. E' visibile anche dal parcheggio ma si riescono a capire bene le proporzioni e a rendersi conto di questa surreale scultura creata dalla natura soltanto dal sentiero, che vi permetterà di girarvi intorno. Se inizialmente il tempo non prometteva nulla di buono, quando siamo arrivati a Windows Section abbiamo dovuto rimettere i fidati cappellini: c'era di nuovo rischio insolazione! Dopo questa sezione del parco abbiamo percorso a piedi il trail che ci ha portato al Sand Dune Arch, sentendoci quasi come se fossimo in un film di Indiana Jones, soltanto che la sabbia nelle scarpe era vera e anche fastidiosissima! I colori in questa sezione del parco però erano bellissimi e le foto non gli rendono giustizia.

In ultimo avevamo lasciato il Delicate Arch. Ci sono vari modi per ammirare questo splendido arco in equilibrio sulla falesia: due viewpoint, uno a circa 100mt dal parcheggio e uno a circa 500mt, permettono di osservarlo da lontano. Mi avevano parlato di un altro sentiero però che porta molto vicini all'arco. C'era chi diceva che è fattibile da tutti, chi invece lo sconsigliava. Ecco, dopo averlo provato, vorrei dare un consiglio a tutti per esperienza personale: a meno che non siate ben allenati, non provateci! Non è affatto vero che è fattibile da tutti, anzi, gli stessi ranger avvisano dal loro giornale che è un percorso molto duro ed estremo. Noi avevamo portato cappellini, d'acqua fresca, videocamera, zainetto e la macchina fotografica con l'obiettivo bello pesante. Stupidamente abbiamo iniziato la salita tardi… il caldo era davvero insopportabile! Il primo km circa è in terra battuta, alterna salite e discese abbastanza facili. E' circa dal secondo in poi che le cose si fanno difficili! La terra infatti sparisce in favore di scivolose rocce rosse. Il percorso viene indicato soltanto con cumuli di pietre sistemati apposta dai ranger e non c'è mai un po' d'ombra, quindi si è esposti al sole per tutto il tempo. L'intero percorso, tra andata e ritorno, è lungo tra i 5 e i 6 km. Confesso che più volte, essendo tutto in salita, mi sono quasi arresa, sembrava non finisse mai! Ogni volta che alzavo la testa vedevo qualche altro temerario molto più su, piccolo piccolo, segno che c'era ancora tanta strada da fare… poi arrivavamo anche noi lassù e scoprivamo che la strada non era finita! Il povero Al mi ha sopportata per tutto il tempo, continuando a dire che, se eravamo arrivati fin lì, tanto valeva continuare. E alla fine ce l'abbiamo fatta, ma col senno di poi, per quanto il panorama fosse bellissimo e la soddisfazione tanta, non credo che avrei il coraggio di riprovarci! Persino la discesa è stata impegnativa, l'acqua era finita e bisognava fare attenzione perché molti punti erano ripidi e sulle rocce, a meno di avere gli scarponcini adatti, si rischiava di scivolare (evitate di guardare giù, non ci sono protezioni!). Siamo arrivati al parcheggio cotti dal sole, distrutti e quando abbiamo guardato l'orologio erano "solo" le 17, mentre a noi sembrava fosse passato un secolo!

Abbiamo pranzato soltanto a quell'ora, di ritorno a Moab… si, convinti che non ci volesse poi moltissimo, siamo saliti con la pancia vuota e forse è stato meglio così! Siate più furbi di noi, gestite il parco di Arches con più tempo e ponderando bene i sentieri che volete percorrere.

In serata, distrutti, abbiamo fatto una passeggiata per la città, che si concentra per lo più sulla strada principale e che a noi è sembrata carinissima. Consiglio di acquistare qui qualche regalino, i prezzi, anche di cappelli in cuoio e cinture, sono molto competitivi!

31 Agosto

Questa mattina, per coccolarci un po' e riprenderci dalla faticaccia di ieri, decidiamo di andare a provare i pancake americani da Pancake Haus a Moab. Ci piace molto l'atmosfera, che sembra quella vista in tanti telefilm, però scopriamo quasi subito che le porzioni sono assolutamente enormi! Tutti gli altri avventori sono locali e stanno mangiando i pancake con uova, pancetta, salsicce e ogni altro ben di dio. Noi però optiamo per una porzione di pancake alle fragole e panna, da dividere in due. Avrei voluto bere un bel cappuccino o un latte, ma servono soltanto acqua, caffè e cioccolato caldo, per cui ho optato per un bicchier d'acqua, mentre Al ha preso una tazza di caffè (tazza… cioè una tazzona di caffè americano!). C'era una cameriera che continuava a riempire i nostri bicchieri man mano che bevevamo, quindi era praticamente impossibile finirli! Nonostante abbiamo diviso i pancake, ho scoperto che non sono poi così leggeri come sembravano, meno male che ne abbiamo ordinato una sola porzione!

Decisi a non restare a digiuno come ieri, ci spostiamo poi in un vicino Wal Mart per acquistare un po' di panini per il pranzo. Scopriamo che all'interno c'è anche uno Starbucks e la possibilità di acquistare prodotti da forno, ciambelle, torte e muffin proprio al supermercato, spendendo meno. Lo ricorderemo per la prossima volta!

Ci siamo dunque spostati a Canyonlands, un parco molto grande e diviso in tre zone: Island in the Sky, la più vicina a Moab e quella più visitata, The Needles, che dista circa due ore e mezzo da Moab, e The Maze, la sezione più inaccessibile e percorribile soltanto con l'aiuto di un'agenzia o con una buona preparazione e un fuoristrada.

La nostra tappa è ovviamente Island in the Sky, che è delimitata dai fiumi Colorado e Green River, che scorrono 600 metri più in basso, ad entrambi i lati. Indiani e cowboy si servivano di questo posto per stipare mandrie di cervi o mucche. Abbiamo visto sia il Green River Overlook che il Grand View Overlook, entrambi spettacolari, ma affollatissimi in quanto c'era un autobus carico di anziani americani in gita. Ci siamo spostati allora verso il Mesa Arch, un grande arco in pietra. Il percorso per fortuna non è per niente paragonabile a quello del Delicate Arch! Ci impieghiamo una ventina di minuti e anche lì troviamo tanti turisti: ci tocca addirittura metterci in fila per fare qualche foto, e comunque c'era sempre qualcuno che passava davanti all'inquadratura! Grrr!! Il Mesa Arch è famoso perché su di esso si può fare quella che gli americani chiamano "Sky Walk". Si sale a piedi sull'arco, percorrendolo in silenzio fino a scendere dall'altro lato. Il piccolo dettaglio è che spesso lassù c'è vento molto forte, che porta con sé sabbia e detriti e… non ci sono balaustre, quindi è molto pericoloso perché non ci sono appigli! Io soffro di vertigini e sono una fifona, quindi mi sono limitata a fare una foto seduta proprio sotto l'arco. Al invece, che è sempre il più temerario, si è avventurato sull'arco, promettendomi però (confesso: gli avevo chiesto di non andare!) di sedersi a metà, farsi fare una bella foto e scendere. Il vento e la sabbia erano veramente fastidiosi e io avevo il cuore in gola, ma è andato tutto bene, per fortuna! Una signora anziana che ha visto Al lassù si è limitata a scuotere la testa e a mormorare tra sé e sé "Crazy, crazy, crazy"….

Dopo aver mangiato il nostro panino, ci siamo spinti al Dead Horse Point State Park, che si trova sulla strada del ritorno verso Moab. In questo parco è stata girata l'ultima scena del film Thelma & Louise (di Ridley Scott), dove le due eroine si lanciano nel vuoto con l'auto. Siccome è gestito dallo Stato e non dall'ente parchi, bisogna pagare l'ingresso (10$) anche se si dispone già di un pass. I soldi si lasciano in una busta, dalla quale bisogna staccare un talloncino in caso di verifica dell'effettivo pagamento dai parte dei ranger, poi la si mette in una cassettina e si entra. Una volta lì, ci siamo seduti e messi a chiacchierare con dei simpatici motociclisti, che erano arrivati lì insieme ad altri del loro moto club, e poi con altri fotografi che come me usavano la Canon Eos: di nuovo sembravano molto interessati al mio obiettivo! Per fortuna dopo un po' il posto si è svuotato, così, nonostante il cielo non fosse proprio limpido, ci siamo seduti sulle rocce e abbiamo aspettato il tramonto. Non è stato memorabile come speravamo a causa del maltempo, però è stato molto bello, finalmente c'era qualche altro turista che, come noi, osservava il panorama in rispettoso silenzio.

1 Settembre

Prima di lasciare Moab questa mattina siamo passati al supermercato per fare colazione: caffè e cappuccino da Starbucks e muffin al cioccolato e ai mirtilli da pagare alle casse. Dopo colazione imbocchiamo la 163, dirigendoci verso Muley Point, un overlook che offre bellissime vedute del San Juan river e delle pianure sottostanti, prima di prendere il sentiero per la Valley of the Gods. Si tratta di un circuito sterrato, da percorrere a bassa velocità a meno che non si disponga di un fuoristrada e da evitare se piove o se ha piovuto il giorno prima, che si insinua tra formazioni rocciose molto simili a quelle della Monument Valley. Sembra quasi di stare sulle montagne russe, in alcuni tratti la pista è molto polverosa, in altri sassosa, ma abbiamo incrociato solo un paio di macchine (in senso contrario, fate attenzione perché non è a senso unico!), quindi ce la siamo presa con calma. Il circuito è lungo circa 17 miglia e riporta sulla route 163. Noi ci siamo poi spostati in direzione Goosenecks, per andare a vedere un bellissimo panorama sul San Juan River: ci sono canyon profondi anche 300 metri, strettissimi, nei quali scorre il fiume. Pensate solo che qui il fiume serpeggia per una decina di km, ma avanza di pochissimo!

Arrivati a Mexican Hat, non abbiamo difficoltà a trovare il nostro motel, il San Juan Inn… la città è veramente piccolissima e non offre praticamente niente se non la vicinanza alla Monument Valley! Il nostro motel però è molto carino, le stanze sono spaziose, pulite e con vista sul fiume, che andiamo a vedere con calma, prima di ripartire. In pochissimo tempo arriviamo alla Monument Valley. Ero molto emozionata, ma anche preoccupata perché di nuovo il tempo era variabile e la luce (argh, le foto!) era pessima. Arrivata sul posto devo dire che sono rimasta un po' delusa da com'era organizzato il parco. Abituata ormai ai grandi parchi, non ero preparata alla Monument, che è gestita interamente dai Navajo. Dappertutto ci sono bancarelle con indiani, molti dei quali sonnecchiano per terra; il percorso è complicato da fare con la propria auto in quanto è molto accidentato, ripido in alcuni punti, soprattutto all'inizio, e ci sono buche enormi. Il problema è che fare il tour con le jeep dei navajo non è affatto economico! Avrei voluto fare un giro a cavallo, ma ci hanno chiesto circa 200$ a testa per una passeggiata di 1 ora, per me era un vero furto! Anche all'interno del parco, sembra che il messaggio continuo sia: compra, spendi, compra. Bancarelle Navajo a tutti i viewpoint, in alcuni casi sono così lunghe che occupano tutto lo spazio… e noi come facciamo a fare le foto? Da un'altra parte abbiamo trovato delle roulotte e una specie di scasso… proprio nel bel mezzo della Monument Valley! I campeggi non offrono alcun servizio e gli indiani sono molto scostanti. Altri turisti ci hanno detto che per farsi fare una foto chiedono 5$ o più, ma noi non abbiamo nemmeno voluto provarci, mi aspettavo un po' più di rispetto per un parco che è meraviglioso, ma che resta molto trascurato. Purtroppo la luce continuava a calare, il cielo era nuvoloso e quindi, poco prima del tramonto, abbiamo deciso di tornare a Mexican Hat. Per cena ci siamo fermati alla Swinging Steak, annessa al Mexican Hat Lodge. Si tratta di un locale dove un baffuto cowboy cucina bistecche degne dei Flinstones su una specie di altalena, sotto la quale c'è un fuoco acceso. Noi eravamo stanchissimi e le bistecche erano veramente troppo grandi per noi (vanno dai 600gr in su, a seconda della pezzatura), quindi abbiamo ordinato un grosso hamburger (comunque molto abbondante) a testa. Ci sono arrivati con contorno di fagioli, insalata e pane alla griglia ed era tutto buonissimo! Durante la cena abbiamo fatto amicizia coi simpatici cagnoni del proprietario, che di tanto in tanto venivano a chiedere qualche bocconcino agli avventori. Una di quelle serate da non dimenticare mai.

2 Settembre

Stamattina abbiamo sfruttato il cambio di orario per recuperare un'ora. Eravamo piuttosto di fretta, in quanto ci saremmo dovuti spostare da Moab a Page e sul posto prenotare un tour per la visita dell'Upper Antelope Canyon. L'orario in cui la luce è migliore va dalle 11.00 alle 12.00, dopo di che comincia ad affievolirsi, fino a scomparire. Siamo arrivati al Travellodge di Page prima delle 10 e abbiamo scoperto che in loco avremmo potuto prenotare un tour per le 11,30 con la "Antelope Canyon Tours" al prezzo di 32$ a persona. Abbiamo ovviamente bloccato due posti, pagando un acconto di pochi dollari. Ci sarebbero passati a prendere con una jeep direttamente in hotel, così, dopo aver lasciato i bagagli e preparato gli zaini per il tour, abbiamo deciso di fare un giro veloce per Page, città che avremmo potuto esplorare meglio anche il giorno seguente.

All'orario prestabilito uno degli impiegati dell'agenzia di Carolene Ekis, completamente gestita da Navajo, è passato a prenderci in compagnia di suo figlio, un bambino di circa cinque anni che ha subito fatto amicizia con Al, nonostante lui non capisca una parola d'inglese! Ci hanno portati nell'ufficio centrale dell'agenzia. Appena entrati, Al ha pensato "mamma mia questa è una macchina per fare soldi!" In effetti il clima era incredibile, c'erano decine di turisti, qualcuno acquistava souvenir, altri cibo e acqua, altri ancora pagavano la restante somma per il tour: dovunque c'era un velocissimo passaggio di soldi dalle mani dei turisti a quelle degli impiegati, che non avevano nemmeno il tempo di alzare gli occhi dai registratori di cassa!

La nostra guida era un Navajo simpaticissimo di nome Sam, affettuosamente chiamato da tutti noi Sammy, nonostante fosse tutt'altro che piccolo. Prima di farci sedere su un grosso camion, completamente aperto, ci ha candidamente confessato di non sentirsi molto bene, il giorno prima infatti era stato morso da un ragno velenoso nel canyon, che i nativi attraversano a piedi o in ciabatte in segno di rispetto, quindi era stato trasportato in ospedale e gli erano stati somministrati un sacco di medicinali che doveva continuare a prendere. A quel punto io, aracnofobica, ero già pronta a salutare tutti, quando lui continua, avvertendoci di fare attenzione a dove si mettono le mani e i piedi, perché nel canyon ci sono almeno due o tre specie diverse di ragni velenosi. Si è concluso tutto con una battuta, la sua "non preoccuparti, se ti mordono ti porto subito in ospedale!"… che dire, è riuscito a trascinarmi dentro solo grazie alla sua simpatia.. e meno male!

Visto che l'avevamo preso in giro per via delle sue condizioni di salute, il buon Sammy ha pensato bene di attraversare la lunga pista sabbiosa che porta fino all'ingresso del canyon (e che non si può attraversare con nessuna auto, nemmeno coi fuoristrada), a tutto gas. In meno di un minuto eravamo ricoperti di polvere e sabbia, sembrava di essere in una vera e propria tempesta nel deserto! Come al solito però Sammy si è fatto perdonare subito con un sorriso sornione e la promessa di guidare piano al ritorno.

L'Antelope è uno slot canyon, largo un paio di metri al massimo e lungo circa 200. Non è possibile entrarvi se piove, in quanto c'è pericolo di flash floods, cioè di inondazioni improvvise. Il terreno non filtra l'acqua che quindi si incanala nel canyon con violenza, raggiungendone presto la sommità. Qui nel 1997 sono morti alcuni turisti per via di un temporale scoppiato a ben 20 miglia di distanza! L'interno del canyon fa pensare alla tela di un pittore. I colori variano dal rosa all'arancione acceso, grazie alla luce che penetra dall'alto e colpisce queste strane e affascinanti onde di roccia. Sammy ci ha guidati per tutto il tempo, chiacchierando, facendo battute e aiutando tutti con le foto, ma quando è arrivato dall'altro lato è stato chiaro che era veramente spossato dal caldo e dai medicinali. Si è riposato un po' all'ombra, lasciandoci liberi per una ventina di minuti di osservare da soli il canyon e dandoci appuntamento al camion. Tornare dentro è stato meraviglioso, purtroppo era l'ora di punta e c'erano molti gruppi di turisti, ma quelle onde scolpite nella pietra dalla natura mi sono rimaste nel cuore e credo che questo resterà uno dei momenti più belli dell'intera vacanza.

Nel pomeriggio siamo andati a vedere l'Horseshoe Bend, nonostante avesse piovuto un po' prima (meno male che ha piovuto solo dopo la nostra visita all'Antelope!) e il cielo fosse ancora scuro. Parcheggiata l'auto, ci siamo incamminati su per il sentiero, fino ad arrivare al belvedere, ovviamente senza parapetto! Avevo visto alcune foto bellissime di questa "curva" del fiume Colorado, che gira intorno a una enorme roccia. Le acque erano di mille colori e la roccia rossa ma… con quel tempo, anche i colori sembravano grigi e spenti. Per poter fare la foto dell'intero "zoccolo di cavallo", bisognerebbe sporgersi di molto dalle rocce. Al stava cercando un punto migliore per scattare, quando una ragazza francese accanto a lui, che si era sporta troppo, stava scivolando giù per via dei sandali che aveva ai piedi! Per fortuna c'erano Al e il fidanzato di lei, che l'hanno afferrata subito: non esistono appigli né balaustre, se fosse andata di sotto sarebbe caduta direttamente nel Colorado! A momenti mi veniva un infarto, io soffro di vertigini e stavo male per lei! Però mi sono anche arrabbiata, perché capisco voler fare belle foto, ma non comportandosi da stupidi o mettendo a rischio la propria vita! Insomma, sporgersi tanto, in piedi e soprattutto se non si hanno le scarpe adatte è una vera follia! Dopo questo spavento, ho deciso di dire addio alla mia foto dello zoccolo: non avevo alcuna intenzione di cascare di sotto e non mi sarei più avvicinata al bordo per niente al mondo! Ho fatto qualche fotografia, ma l'atmosfera del posto si era rovinata, così abbiamo deciso di tornare alla macchina, e per fortuna, visto che pochi minuti dopo è cominciata una sottile pioggerella!

Abbiamo cenato al Ken's Old West Steakhouse, a pochissimi minuti dal nostro motel. Il locale è alquanto caratteristico, tutto in legno e in stile western. C'è un palco e pare che quando ci siano le serate di musica country, il cowboy di turno trascini con sé a cantare anche i turisti più vicini! Stasera non c'era musica live, ma l'atmosfera non era meno festosa e allegra. Abbiamo ordinato carne di manzo alla griglia per Al e pollo alla griglia con contorni per me: ordinando quei piatti ci hanno dato la possibilità di servirci gratis al loro fornitissimo salad bar, ma noi abbiamo soltanto spiluccato un po' di insalata semplice, avevamo già visto quanto grandi fossero le portate! Il cibo era delizioso e ci siamo veramente divertiti molto.

3 Settembre

Dopo tanti giorni di corse, abbiamo deciso di dedicare questa giornata alla scoperta di Page e delle spiaggette della Wahweap Marina! Il nostro pass ci permetterà di entrare e uscire dalle varie zone chiuse dalle quali si accede alle spiagge, quindi preparo uno zaino con telo mare, solari, acqua e le immancabili macchine fotografiche e videocamera. La prima tappa è la diga di Glen Canyon, alquanto impressionante nella sua maestosità. Successivamente siamo andati fino a Lone Rock, un grosso scoglio che spunta dall'acqua, isolato. Da lì abbiamo fatto delle fotografie splendide, c'era il sole e il panorama è veramente spettacolare! Tolti i vestiti, abbiamo fatto una lunga passeggiata sul bagnasciuga con il costume, ma c'era cattivo odore, la sabbia era molto sporca, come l'acqua, e ricoperta di piume di corvo. C'erano tra l'altro moltissimi americani in gita con le famiglie, quindi praticamente ovunque si potevano vedere camper, moto d'acqua, cani e persone. Dopo un po' ci siamo rivestiti e spostati verso le spiagge più centrali, tra Lone Rock e la diga. Anche quelle erano pienissime di gente, ma un po' più attrezzate, perché qui c'è anche un campeggio e un hotel, oltre che a un ristorante e a un negozio di souvenir. Per strada, una grossa lepre selvatica ci ha attraversato la strada, mi raccomando andate piano, perché pare che sia una cosa frequente!

Successivamente ci siamo spostati verso le spiagge più vicine alla diga, seguendo le indicazioni sulla cartina che ci ha dato un ranger. Il sentiero inizia poco prima di attraversare la diga, ma non è ben segnalato. Parcheggiata l'auto, bisogna quasi arrampicarsi sulle rocce per una decina di minuti prima di arrivare a una piccola baia rocciosa semi-nascosta: era veramente bellissima! Non era tardi, quindi abbiamo trovato pochissime altre persone lì, l'acqua era pulita e si vedeva bene anche la diga. Abbiamo deciso di andare via soltanto quando una serie di turisti ha iniziato a invaderla ma è stata la scoperta più bella di questa giornata!

A pranzo siamo stati da Slacker's, che prometteva di farci mangiare"il cheeseburger migliore che si possa assaggiare". Appena entrati abbiamo notato la grossa lavagna dove erano scritte tutte le pietanze che servivano, la tv in un angolo e i cestini rossi nei quali servivano le patatine… Ci siamo sentiti veramente parte del luogo! Eravamo gli unici turisti, gli altri avventori erano tutti americani in pausa pranzo. Un cheeseburger (o altro panino a scelta), una porzione di patatine e una bibita media costavano solo 9$. Ci hanno dato subito i bicchieri, ci si serviva da soli per le bibite e poi avrebbero chiamato il nostro numero per ritirare il resto delle cose. Al aveva optato per delle chicken strips… errore! Il cheeseburger è stato veramente fenomenale, l'insalata e i pomodori erano freschissimi, non era imbrattato di salse come capita in molti fast food e anche l'hamburger all'interno era ottimo. E' proprio vero allora, fanno cheeseburger indimenticabili e Al se l'è perso!

Dopo pranzo ci siamo fiondati nel Wal-Mart vicino… un supermercato immenso, che comprende anche un distributore di benzina, un'officina e un gommista! Sembrava di essere nel paese dei balocchi, ogni reparto era infinito e conteneva di tutto. Abbiamo acquistato delle pen-drive e una memory card per la macchina fotografica a prezzi irrisori, io ho preso degli adesivi carinissimi per il mio casco da moto, un po' di trucchi e delle patatine. Non ci siamo nemmeno accorti di quanto tempo è passato, ma ci siamo divertiti moltissimo, nemmeno fossimo in un parco giochi!

4 Settembre

Oggi siamo partiti con tutta calma per Flagstaff. Visto che il check-in all'Holiday Inn Express era da fare nel primo pomeriggio, abbiamo deciso di andare prima al Montezuma Castle, nonostante il tempo non fosse proprio dei migliori. Il navigatore però ci ha portati fuori strada e, anche se il diversivo è stato piacevole, in quanto abbiamo visto dei bellissimi tratti della Coconino Forest e Beaver Creek, nei pressi del quale tante famiglie stavano campeggiando, ci ha però privati degli ultimi momenti di sole della giornata. Mentre cercavamo ancora la strada per il Montezuma Castle è iniziato un bruttissimo temporale e quindi siamo andati a Sedona a rifugiarci in un Burger King, dove ci siamo rifocillati e abbiamo sperato che smettesse di piovere. Invece di tornare a cercare la strada per il Montezuma allora, abbiamo deciso di fare una passeggiata a Sedona, città molto carina: il tempo è ancora grigio, ma meglio della pioggia! Mentre stavamo tornando indietro verso il centro, a momenti non ci viene un colpo… c'è un cartello che dice "Ufo Crash". Ora, Al ama la fantascienza, tutto quello che riguarda lo spazio e gli alieni, quindi non potevamo non fermarci. La simpatica trovata è quella di un negozietto che vende magliette e cianfrusaglie a tema alieni. Proprio nel cortile antistante hanno ricostruito un finto ufo caduto sulla Terra, con tanto di furgoncino dei Men in Black e camper per il "recupero alieni". Tutto intorno ovviamente riecheggia la musica di X-files, come poteva essere diversamente! La storia nel negozio però irretisce Al, leggiamo infatti che lì vicino c'è Bell Rock, una grossa formazione rocciosa a forma di campana. La leggenda dice che quando si è arrivati in cima, bisogna stendersi a terra e rilassarsi e in quel momento si avvertirà una sensazione di distacco dal proprio corpo. Viene chiamato "vortex" e secondo i sostenitori di questa teoria, si tratterebbe di energie aliene. Ovviamente, nonostante il cielo scuro, Al è voluto andare subito a Bell Rock. Il percorso era abbastanza lungo, eravamo soli e, a dire il vero, ci siamo divertiti moltissimo, nonostante il vento freddo: continuavamo a prenderci in giro, io di più perché ero convinta che non sarebbe successo niente in cima a Bell Rock. A circa due km dal parcheggio ha iniziato a piovere, solo qualche goccia, però avevamo visto i cartelli che dicevano di non entrare in caso di pioggia e di avvisare i ranger… noi non avevamo avvisato nessuno ed eravamo a malapena arrivati alla base della campana! Guardando all'insù abbiamo visto un paio di altri turisti che camminavano sui bordi di questa enorme campana di roccia, ovviamente non c'era una balaustra e a me sono venuti i brividi, ricordavo ancora la storia a Horseshoe Bend! Siamo quindi tornati indietro, anche se ad Al è rimasto il dubbio… avrebbe sentito il vortex oppure no? Intanto i due che erano quasi in cima sono riusciti ad arrivare su, li abbiamo visti da lontano, ma soprattutto sentiti, hanno iniziato a lanciare grida inumane, nemmeno fosse un film horror! A me ha fatto gelare il sangue nelle vene ma ci hanno detto che probabilmente erano ubriachi…

Sedona è la Mecca della New Age. Ovunque si vendono pendoli, cristalli, si offrono chiropratici e terapie alternative o omeopatiche, ci sono statue carinissime e colorate e negozietti che ricordano il vecchio west. Il tutto è incorniciato da grosse pareti di roccia rossa. Mi sarebbe piaciuto passare un giorno in più qui! Ci siamo invece limitati a una bella passeggiata, mangiando un pezzetto del fudge che preparavano delle gentilissime signore con una ricetta risalente a centinaia di anni fa. Se vi piacciono le cose molto, ma molto zuccherose, è da provare.

Finalmente rientrati in hotel a Flagstaff, scopriamo che quella sera ci sarà una specie di notte bianca dell'arte. Tutte le gallerie d'arte e fotografia resteranno aperte tutta la notte, ci saranno musicisti di strada, nei pub ci sarà la musica live.. insomma decisamente da non perdere! Appena arriviamo in centro, restiamo sorpresi dal clima festoso e dalle mille lucine accese. Al dice che gli è sembrata una città irlandese, più che una americana e in effetti Flagstaff è molto diversa da tutte le altre città che abbiamo visto. Abbiamo parcheggiato e passeggiato per un po', cercando di scegliere un locale carino dove mangiare un boccone. Al ha quindi adocchiato un locale messicano, il San Felipe's Cantina, il cui logo è uno squalo con tanto di sombrero. Ho capito il motivo solo dopo essere entrata: c'era musica, un sacco di giovani ma soprattutto… cameriere in minigonna di jeans e magliettine con frasi alquanto irriverenti e reggiseni appesi ovunque! Il cibo non è un granché, ma tanto ho promesso ad Al che non gli farò mai più scegliere un locale, quindi…!!! Per farvi capire di che genere di locale si trattasse vi dirò solo che una delle cameriere, quando ci siamo alzati, ha pulito il tavolo coricandocisi sopra e "pulendolo" strofinandocisi contro. Ho già menzionato il fatto che Al non sceglierà mai più un locale dove andare a cena, vero? Comunque, una volta fuori, ci siamo goduti la musica di strada e l'atmosfera della città, prima di tornare in hotel.

Continua >>>

 

Testo ed immagini di proprietà di Danila (nickname: Undo) per gentile concessione ad America On The Road. Diritti Riservati - All Rights Reserved

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