il nostro West-Coast - un racconto di Danila - parte 1

Ritratto di Undo

Vorrei condividere con voi quello che è stato il viaggio in America che mi ha più colpito tra i tanti e che spero un giorno di poter rivivere... imparando dagli errori che spero di evitare a qualcun'altro che dovesse essere in procinto di partire!

Avevamo una bozza di itinerario, ma la priorità era quella di divertirsi, di scoprire la vera America e soprattutto di evitare tappe massacranti. Era il nostro primo viaggio autogestito in toto, dalla prima all'ultima cosa. Per il volo avevamo trovato una bella offerta US Airways: circa 1000€ per due persone con partenza da Roma. Come autonoleggio scegliemmo la Dollar... e quell'anno non ci andò bene (vedrete poi il perchè): vi dò subito un consiglio! Quando vi guidano nel settore dal quale dovrete scegliere l'auto per il vostro on the road, controllate il chilometraggio e se si accendono spie particolari sul cruscotto. Se doveste avere problemi lungo il viaggio ve la sostituirebbero senza problemi, ma questo vi farebbe perdere non poco tempo.

24 Agosto

La mattina della partenza ero a dir poco terrorizzata. Avevo organizzato tutto io, con Al che – con grande invidia delle mie amiche – mi aveva lasciato carta bianca, ed ero entrata in una specie di fase da ansia di prestazione: ci avevano parlato tutti malissimo della US Airways! Quasi a confermare le mie paure, il volo è arrivato con un'ora di ritardo. Abbiamo rischiato di perdere la coincidenza per Los Angeles a Philadelphia, ma mi ero preoccupata di fare il check-in online, bloccando i posti che, con mia grande delusione, ci vedevano separati per il secondo volo. Consiglio assolutamente di fare lo stesso, 24 ore prima della partenza: una volta a Philadelphia, tutti quelli che non avevano fatto il check-in online né confermato i posti a Roma sono rimasti a terra per via dell'overbooking. Il nostro era l'ultimo volo di quella sera, quindi i poveri malcapitati hanno dovuto dormire in aeroporto e prendere il primo aereo il mattino dopo.

L'arrivo a Los Angeles è stato traumatico: avevo assaggiato il pollo piccante che sull'aereo ci avevano servito per pranzo ed avevo un mal di stomaco incredibile. Aggiungete pure il fatto che il bus della Dollar era climatizzato a temperature da Era Glaciale e capirete come mi sentivo! Siamo arrivati negli uffici Dollar alle 23 circa, c'era una fila incredibile e quando è toccato a noi, praticamente gli ultimi, ci hanno detto che era disponibile solo una Kia. Non eravamo entusiasti ma, grave errore, non ci siamo nemmeno premurati di controllare quante miglia avesse percorso l'auto. Eravamo stanchissimi e quindi ci siamo subito fiondati all'hotel Ramada Lax, scelto come appoggio per la prima e l'ultima notte a Los Angeles in quanto è vicinissimo all'aeroporto e anche abbastanza economico. Vi dico solo… non aspettatevi il grand'hotel! Le stanze sono spaziose, ma sa tanto di albergo a ore e nonostante la carinissima piscina a disposizione degli ospiti, la mattina dopo siamo praticamente fuggiti via! La pulizia per me è al primo posto nella scala delle cose importanti in un hotel e al Ramada purtroppo non la pensano allo stesso modo, peccato!

25 Agosto

Dopo aver caricato i borsoni semi-vuoti (pianificavamo un assalto agli outlet di Las Vegas!), partiamo alla volta della Death Valley, dove alloggeremo allo Stovepipe Wells Village. Per strada ci fermiamo a comprare le scorte che ci dureranno per quasi tutto il viaggio: patatine di ogni genere (gli americani vendono anche una specie di mix di patatine e salatini nella stessa busta), popcorn dolce e salato, biscottini… tutta roba sana, ovviamente!!!

La strada che porta alla Death Valley da Los Angeles è decisamente degna di nota. Il panorama è veramente spettacolare e in alcuni punti siamo passati con la macchina in mezzo a costoni di roccia dai colori brillantissimi per via del sole. Proprio il caldo e il sole però rendono quasi impossibili le escursioni a piedi. Nelle ore più calde riuscivamo a scendere per pochissimo tempo dalla macchina, sempre con il cappellino, perché l'aria era davvero soffocante. Arrivati finalmente allo Stovepipe Wells Village, uno degli unici due punti abitati della valle (l'altro è Furnace Creek), siamo rimasti un po' sorpresi dal vedere che tutti gli impiegati, da quelli della stazione di rifornimento a quelli del negozietto di alimentari/ricordini, sono molto anziani. Non abbiamo mai visto un impiegato giovane della Xanterra, il sito che gestisce le prenotazioni in questo e altri parchi… ma dove saranno finiti? La nostra stanza a prima vista è molto carina, spaziosa, con frigo bar, aria condizionata, tv… Il prezzo è anche un po' elevato, perché avremmo dovuto avere la "sand dune view", cioè la vista sulle dune di sabbia. Peccato però che delle dune di sabbia non ci sia nemmeno l'ombra (la stanza è orientata in quella direzione ma non si vedono dalla finestra come promesso), che il condizionatore sia assolutamente rumoroso (notte in bianco) e che, nel bel mezzo della notte, quando mi sono alzata per andare in bagno, mi sia trovata davanti uno scarafaggio enorme che zampettava allegramente accanto alla doccia. Orrore!!!

In ogni caso, abbiamo girato tutte le zone della Death Valley indicate dalla mia guida Routard (Usa Ovest, i parchi nazionali), ovvero quelle dove non c'era bisogno di un fuoristrada. Abbiamo anche provato ad avventurarci al Titus Canyon, una strada sterrata a senso unico, lunga ben 26 miglia, ma quando il percorso si è fatto troppo difficoltoso per la nostra Kia, siamo stati costretti a tornare indietro per andare a vedere invece il Golden Canyon. Si tratta di un canyon lungo 3km, completamente giallo, che si attraversa a piedi, avendo quindi modo di osservare da vicino le meravigliose formazioni geologiche. In alcuni punti bisognava quasi arrampicarsi sulla roccia per proseguire, ma nonostante avessimo portato cappellini e acqua fresca, non siamo riusciti a completare il percorso. La macchina ci diceva che la temperatura era superiore ai 45° e l'aria era diventata irrespirabile, tanto era rovente. Un po' scoraggiati, siamo tornati in auto e proseguendo sulla stessa strada abbiamo trovato il Twenty Mule Team Canyon, una stradina, anche questa a senso unico, che compie un percorso circolare di circa 8km, attraverso rocce colorate, massi enormi dalle forme strane e sabbia. La strada è stretta e sterrata, ma a patto di essere prudenti e moderare la velocità, è fattibile anche con una berlina come la nostra. Tornati sulla strada principale, abbiamo visitato il Devil's Golf Course, che da lontano sembrava un'immensa distesa d'acqua, tanto da far pensare a un vero e proprio miraggio! La luce riflette infatti su questa enorme distesa di sale che è l'unica traccia che resta dell'antico lago prosciugatosi tanto tempo fa. Il vento ha scolpito la zona così che si sono create delle zolle bianche, sollevate dal terreno. Il paesaggio che si vede dal parcheggio è quasi lunare!

La tappa successiva è stata Badwater, il punto più basso di tutto l'emisfero settentrionale: 86 metri sotto il livello del mare. Una volta parcheggiata l'auto, guardate la parete di roccia in alto alle vostre spalle, è lì che viene indicato, da una scritta bianca a malapena visibile, il livello del mare, così da far capire quanto sia basso Badwater. Del grande lago salato che esisteva qui una volta è rimasta solo un po' d'acqua in quello che le guide indicano come uno stagno e che a noi è sembrata una grossa pozzanghera. Ma in quest'acqua ci sono dei micro-organismi e insetti, nonostante il sale e il clima così estremo. Il percorso è infatti protetto da un pontile di legno e non si può assolutamente toccare l'acqua o le zolle di sale, per non distruggere questo miracolo della natura.

Di ritorno verso lo Stovepipe Wells Village, ci siamo fermati a Dante's View, un promontorio al quale si accede tramite una strada stretta e in salita… l'ultimo km è molto faticoso per le auto, infatti la pendenza è del 15% quindi bisogna fare attenzione! Una volta lì però si gode di una vista spettacolare sulla maggior parte della Death Valley. Il sole cominciava ad abbassarsi, colorando le distese di sale di un giallo oro molto particolare, avremmo voluto fermarci di più ma ci era stato detto che il tramonto a Zabriskie Point è imperdibile, quindi siamo corsi lì in tempo ma… sono rimasta molto delusa. Il posto è bello, ma sarebbe stato da godere in silenzio, invece era pieno zeppo di turisti, soprattutto francesi, che non facevano altro che parlare ad alta voce e ridere sguaiatamente. Se l'avessimo saputo prima saremmo rimasti a Dante's View!

Eppure… mentre tornavamo al nostro motel, all'altezza di Furnace Creek ho visto due sagome avanzare verso la nostra auto. C'era ancora luce e non essendoci nessun altro in giro ho chiesto ad Al di fermare subito la macchina: erano due coyote! Per niente spaventati dalla nostra presenza, non hanno nemmeno rallentato, mentre noi facevamo foto e video, hanno attraversato la strada in tutta calma. Poco più avanti, ne abbiamo visto un altro che faceva lo stesso. Va da sé che questi animali non vanno né toccati né avvicinati, perché possono essere pericolosi, ma a noi sono sembrati carinissimi, in quanto non abbiamo fatto alcun gesto per loro minaccioso e quindi li abbiamo ammirati per qualche minuto, assolutamente sconvolti dall'incontro. Ancora emozionati, siamo finalmente andati a cena al ristorante dello Stovepipe Wells Village, che offre prezzi medi per cibo nella norma e un menu alquanto scarno. E' stato quando abbiamo alzato gli occhi al cielo, in procinto di entrare in camera, che abbiamo trattenuto il fiato. Sopra di noi c'era lo spettacolo più bello che avessimo mai visto: milioni di stelle, piccole e grandi, in un cielo nero come la pece, che addirittura permetteva di vedere la via lattea a occhio nudo. Non riuscivamo a staccare gli occhi da quella meraviglia, tuttora ci vengono i brividi nel ricordare quella notte (il più bel cielo stellato mai visto), ma alla fine ci siamo rassegnati a rientrare. Speravamo di dormire un po', ma il condizionatore ce lo ha impedito e purtroppo non potevamo farne a meno!

26 Agosto

Dopo la notte insonne, abbiamo provato a riprenderci con un po' di colazione. Purtroppo il negozietto del Village non offriva altro che cookies in scatola, qualche succo di frutta confezionato e un caffè fatto da una macchinetta vecchia e poco pulita. Siamo ripartiti con qualche cookie in pancia e tanta voglia di rivedere Las Vegas. Appena entrati in Nevada abbiamo fatto una fotografia al classico cartello "Welcome to Nevada"… era completamente sforacchiato, qualcuno gli aveva sparato!! La nostra macchina intanto aveva cominciato a darci problemi. Innanzitutto c'erano scricchiolii un po' dappertutto e poi una ruota anteriore aveva iniziato a fare un rumore strano, talmente forte che si sentiva nonostante lo stereo. Arrivati a Las Vegas abbiamo anche bucato, stavolta la ruota posteriore, ma abbiamo subito avuto modo di constatare l'efficienza americana: in un centro di assistenza specializzato con 18$ e pochi minuti ci hanno sistemato la ruota, ma non il rumore, che pareva fosse dovuto a un cuscinetto che si era rotto. Intanto, avendo già perso mezza giornata, abbiamo deciso di andare a posare i bagagli nel nostro hotel, il Luxor. Quanto mi era mancata la Strip! So che è eccessiva, colorata, trash, ma a me piace esattamente così com'è, mi mette allegria! Quest'anno purtroppo abbiamo trovato tantissimi cantieri aperti e quindi la viabilità è stata un vero caos: traffico ovunque, strade interrotte e uscite della freeway chiuse. A quel punto ci siamo detti: perché non andare al Premium Outlet North, uno dei due di Las Vegas, per fare un po' di shopping? C'eravamo già stati l'anno scorso e ci era piaciuto di più dell'altro Outlet in quanto questo è all'aperto, mentre l'altro è un vero e proprio centro commerciale chiuso. Parcheggiata l'auto, abbiamo portato i fedeli cappellini: proprio perché è all'aperto, si rischiano scottature perché il sole a Las Vegas è molto forte e non ce ne ricordiamo soltanto grazie ai vaporizzatori posizionati ovunque, che spruzzano acqua per rinfrescare i clienti. Meglio non rischiare una bella insolazione!

Il tempo è volato come al solito e, prima che ce ne rendessimo conto, anche tutto il pomeriggio! Siamo tornati al parcheggio verso le 19, carichi di buste contenenti scarpe, jeans, felpe e regali per tutti gli amici e i familiari rimasti a casa. Meno male che il cofano della Kia, già ingombro di bagagli, è veramente grande!

Al Luxor scopriamo che all'interno dell'hotel c'è anche un botteghino della Dollar, la compagnia che ci ha noleggiato l'auto, ma è aperto poche ore al giorno e quindi la signorina alla reception ci consiglia di andare direttamente in aeroporto per parlare con un tecnico riguardo all'auto. Anche se il Luxor non è centralissimo, a me piace molto come hotel. Tutto in stile egizio, accoglie i visitatori con statue e sfingi enormi e offre un servizio di tram che lo collega ad altri hotel sulla Strip, la strada principale di Las Vegas, ovvero il Las Vegas Boulevard. La nostra stanza si trova nell'enorme piramide, è bella grande, pulitissima e affaccia sulle belle piscine dell'hotel. Troppo stanchi per andare in giro, decidiamo di cenare al buffet All Inclusive del Luxor. Qui ogni hotel offre uno di questi buffet, a colazione, pranzo o cena. Si paga un biglietto di ingresso, poi una volta dentro, varie "isole" offrono cibo di tutti i tipi e bibite. Ci si può servire ogni volta che si vuole, appunto per questo si chiama "all you can eat"! Quello del Luxor è ambientato in un antico scavo egizio, i tavoli non sono moltissimi, ma non abbiamo trovato molta fila all'ingresso, così, dopo aver ordinato le bibite, ci siamo avventurati attraverso le varie stazioni. Proponevano cibo italiano (che noi all'estero evitiamo sempre), messicano, americano, cinese, giapponese, sushi, insalate.. insomma era veramente impossibile assaggiare tutto! Considerate tra l'altro che ci sono anche decine di dolci tra i quali scegliere, quindi dovevamo lasciare un po' di spazio nello stomaco anche per quelli! Noi abbiamo mangiato un po' di tutto quello che ci attirava ma inevitabilmente siamo usciti di lì pieni come uova e con la promessa di fare molta attenzione a questi buffet che attentano alla linea!

27 Agosto

Stamattina siamo andati in aeroporto a Las Vegas, ma ci abbiamo impiegato un bel po' a causa degli ingorghi causati dai lavori. Una volta arrivati nel settore Rented Cars, abbiamo trovato la Dollar e, un po' preoccupata che volessero addebitarci il danno, ho parlato con un tecnico del nostro problema. Il gentilissimo signore ha semplicemente annuito e ci ha detto che avremmo potuto cambiare auto, senza nemmeno verificare l'effettiva presenza del guasto. Avremmo però dovuto scegliere un'auto targata California, in quanto avremmo riconsegnato a Los Angeles, per cui, anche se Al aveva scelto una macchina più maneggevole, ci viene affibbiata un'enorme Toyota Avalon, berlina sì, ma dalle misure spropositate! Era un'auto di categoria luxury, ma io avrei preferito a quel punto un fuoristrada! Non era possibile però, quindi ci siamo accontentati e siamo ripartiti. Tutta la fila, il traffico e la trafila burocratica ci hanno però rovinato la giornata: avevo previsto una tappa allo Shelby Museum nel primo pomeriggio, si trova accanto alla Speedway di Las Vegas, ed espone tante auto da corsa, antiche e di quelle ultra-moderne che corrono la Nascar. Anche se siamo arrivati cinque minuti prima della chiusura, la signora alla biglietteria ci ha detto che erano già chiusi. Che delusione! Tornati in hotel, ci siamo consolati con la piscina del Luxor. Il sole però era veramente fortissimo e si poteva tollerare solo restando in acqua tutto il tempo. Più tardi ci siamo rimessi a gironzolare per la città e abbiamo trovato un supermercato Wholesome Foods… una novità per noi novellini. Si tratta di una catena che offre alimenti sani e biologici… a noi è sembrato un supermarket da ricchi, ma ci è piaciuto molto! L'interno era ordinatissimo, pulito e profumato; le merci erano un po' care ma sempre biologiche e di ottima qualità. Abbiamo comprato alcune cose, tra le quali finalmente un bel po' di spring water! Non sopportavo più l'acqua purificata (purified water), cioè distillata e dal sapore orrendo, che avevamo trovato alla Death Valley e nei negozietti a Las Vegas.

Dopo una cena da Denny's, diner stile anni'50 aperto tutta la notte e con prezzi molto bassi, che ci ha offerto anche la connessione wi-fi gratis, siamo tornati in città. Non paghi ci siamo ri-tuffati nel traffico della Strip per vedere qualche altro spettacolo. Ma i lavori in corso (anche di notte!!!) hanno di nuovo rovinato i nostri piani in quanto ci hanno permesso di guardare solo lo spettacolo del vulcano che erutta al Mirage. Molti degli altri spettacoli gratuiti li avevamo già visti l'anno scorso ma per pochi minuti ci siamo persi lo spettacolo di musica e danza al Caesar's palace… uffa!! Passata la mezzanotte, anche se avremmo voluto continuare a folleggiare in giro per Las Vegas, ci si chiudevano gli occhi e abbiamo quindi deciso di tornare in camera.

28 Agosto

Grazie al fast checkout, siamo riusciti a partire molto presto da Las Vegas. L'aria era già rovente e quindi abbiamo caricato prima l'auto con i bagagli, poi siamo andati ad esplorare un po' l'hotel. Abbiamo fatto colazione in uno dei due Starbuck's all'interno della struttura e poi Al ha deciso che non avremmo potuto certo lasciare la capitale del gioco senza giocare alle slot machine! Ed appunto si è trattato solo di 4$, ma ci siamo divertiti veramente tanto.

Siamo arrivati al Ruby's Inn quasi per ora di pranzo e abbiamo scoperto che avevano organizzato una specie di festival western proprio lì. Lo confesso, io adoro i cavalli e adoro la monta western, quindi prima ancora di capire di cosa si trattasse, avevo già comprato due biglietti ($10 l'uno) per il rodeo che si sarebbe tenuto quella sera nel campo di fronte all'hotel. Non lontano dalla nostra stanza – arredata in stile western, molto pulita e spaziosa – cowboys e cowgirls stavano allegramente cantando al karaoke, bevendo the freddo e limonata. Tutto molto americano! Dopo aver comprato dei sandwich freddi, ci siamo finalmente avventurati nel parco, vicinissimo al Ruby's Inn. Proprio all'ingresso, dove c'è la targa col nome del parco nazionale, abbiamo conosciuto una simpatica famigliola di tedeschi che ci hanno chiesto di fare loro una foto e… di poter dare un'occhiata alla mia canon e soprattutto all'obiettivo Sigma che durante tutto il viaggio ha attirato l'attenzione di molti fotografi. Una cosa però ci ha lasciato perplessi: dopo aver fatto la foto, la famigliola ha girato l'auto ed è tornata indietro. La loro visita al parco è stata… fare la foto davanti all'insegna, per non pagare il pedaggio ai ranger! Bryce è un parco che avrebbe meritato più del tempo che gli abbiamo dedicato. Ci sono tanti alberi e aquile, ovunque vedrete i simpaticissimi tamias, degli scoiattolini piccolissimi e se sarete fortunati come noi, anche i cani della prateria… lo confesso, erano così teneri che mi è costato molto tanto non avvicinarmi ancora di più, mi sarebbe piaciuto scoprire se erano morbidi come sembravano!

Arrivati al Navajo Loop, percorso che pare sia imperdibile, ho iniziato a fare foto ai famosi hoodos, le colonne rocciose che caratterizzano il parco, stupefatta dai tantissimi colori e sfumature che aumentavano e diminuivano a seconda dell'intensità del sole (purtroppo il tempo era piuttosto variabile), quando ad un tratto Al mi guarda e dice "Eh si però il Grand Canyon era molto più bello…" Siamo scoppiati a ridere e, accanto agli alberi, abbiamo fatto caso ad alcuni rumori sibilanti. Mi ero informata prima di partire sui serpenti a sonagli e (grazie youtube) mi sono subito accorta ce n'erano alcuni lì in mezzo: mi raccomando, camminate sempre sui sentieri segnalati, può essere molto pericoloso!

Uno sguardo al sentiero del Navajo Loop ci ha spaventati. Il percorso è estremamente ripido e non ci sono balaustre o altro per aggrapparsi in caso di scivoloni. Per non parlare del fatto che tutta quella strada in discesa avremmo dovuto ripercorrerla in salita e sotto il sole! Il rodeo avrebbe avuto inizio di lì a poche ore, quindi rischiavamo di perdere anche quello. Abbiamo a malincuore deciso di saltare quel trail, rimettendoci in macchina per vedere il resto del parco senza perdere tempo: ne avevamo fin troppo poco! Con il senno di poi avremmo dovuto considerare almeno un paio di giorni dedicati solo al parco.

Ci siamo fermati a tutti i viewpoint indicati sulla mappa gentilmente fornita dal ranger all'ingresso, facendo fin troppe foto e chiedendoci come mai l'anno scorso non ci eravamo accorti della massiccia presenza di corvi, che sembrano anche piuttosto a loro agio, al punto di appollaiarsi accanto a me mentre Al mi stava facendo una foto, per niente impauriti!

Il rodeo del Ruby's Inn non era grande quanto me lo aspettavo, ma il motivo è presto detto. Nello Utah il rodeo è lo sport più importante e tutti i campioni o quantomeno gli adulti che lavorano in questo campo, si riposano in estate in attesa del campionato vero e proprio e dei grossi eventi che fruttano fior fiori di quattrini. Non potrebbero dunque rischiare un infortunio per via di un rodeo piccolo, organizzato per i turisti, perché li costringerebbe a rinunciare alle gare più importanti! Scopriamo inoltre che esistono delle vere e proprie scuole di rodeo, di vari livelli e che in genere nei ranch la gestione è quasi interamente familiare, tutti aiutano con i cavalli e il bestiame e quindi… anche i bambini iniziano prestissimo a competere! Dopo alcune esibizioni di ragazzi e dei due proprietari dei ranch che partecipavano, abbiamo assistito a un vero e proprio "rodeo dei piccoli". I bambini, dai 5 anni in su, salivano su animali via via più grossi, a cominciare dalle pecore, fino ad arrivare a vitelli e torelli per niente docili. Mentre il resto del pubblico rideva e applaudiva, io e Al siamo rimasti senza fiato: in un paio di occasioni un bambino ha rischiato di rompersi una spalla e un altro la spina dorsale. Non si rialzavano più e nonostante la presenza dei dottori e il fatto che era evidente che il piccolo si era fatto male, la folla continuava a incitare e a chiedere di proseguire. Questo forse mi ha rovinato un po' l'atmosfera, ma per fortuna dopo l'ultima caduta i giudici di gara hanno preferito passare alla specialità del barrel racing. Avendo fatto equitazione western a livello agonistico fino ai 15 anni (sigh), sapevo già di cosa si trattava, della corsa a tempo attorno a 3 grossi bidoni, fino a formare una specie di "nodo", senza far cadere il cappello o i bidoni stessi. Ebbene, anche qui hanno corso quasi tutti i figli, nipoti e parenti dei proprietari dei due ranch! Una bimba era talmente piccola – e già con un braccio rotto – che il papà l'ha piazzata su un cavallo altissimo e l'ha guidata lui di corsa attraverso il percorso. Finito il rodeo, ci siamo rilassati al ristorante annesso alla Ruby's Inn. Con circa 60$ (tasse e mancia incluse) abbiamo mangiato due bistecche alte due dita, con salsine varie a disposizione, contorno e bibite. Ragazzi che delizia!!! Al ha assaggiato anche la patatona al forno e conferma che era buonissima, io mi sono concentrata sulla bistecca, la carne era favolosa, la consiglio assolutamente!

29 Agosto

Oggi ci sposteremo a Torrey, una piccola città accanto al parco Capitol Reef. Per arrivarci percorriamo la UT-12, una byway scenica, poco trafficata e che ci avrebbe permesso di fare un bel po' di foto e di ammirare il panorama. La strada parte da Panguitch e termina proprio a Torrey, noi l'abbiamo presa all'altezza di Bryce, quindi siamo riusciti a percorrerla quasi tutta. E' in ottime condizioni e spesso abbiamo trovato dei viewpoint che permettevano di accostare la macchina per fare qualche fotografia e sgranchirsi le gambe. Quando l'abbiamo percorsa non abbiamo trovato altre auto in giro, solo tantissimi motociclisti, peraltro molto simpatici e qualche camperista. Nel tratto da noi percorso si attraversa il Grand Staircase Escalante e la Dixie National Forest, che è veramente bellissima! Aprite i finestrini dell'auto quando la percorrete, il profumo della natura e della foresta è indimenticabile! Lungo la UT12 ci sono inoltre vari percorsi che però non avevamo tempo di esplorare, il Burr Trail Scenic Backway, l'Hole in the Rock Scenic Backway e la Cottonwood Canyon Road. Arrivati a Torrey, abbiamo inseguito una tacchetta di segnale col cellulare, almeno per avvisare casa che era tutto ok… peccato però che l'intera zona sia abbastanza isolata, quindi non siamo riusciti a telefonare! Abbiamo alloggiato al Capitol Reef Inn, estremamente economico (58$ per notte in alta stagione per due letti queen size!), con soltanto 8 stanze arredate in stile indiano e una piccola piscina in cortile, accanto al quale si trova una kiva, una stanza utilizzata dagli indiani Pueblo e Hopi per cerimonie spirituali. E' visitabile e loro stessi consigliano di salirci al tramonto, per fare foto migliori. Dopo aver finalmente lasciato tutto il bagaglio in camera, ci siamo spostati verso il Capitol Reef. Si tratta di un parco forse poco conosciuto e che attira meno turisti dei più famosi vicini: Bryce N.P. e l'Escalante, ma che ad Al è piaciuto molto. Probabilmente sarà stato perché essendoci poca gente abbiamo potuto assaporare meglio i momenti passati lì, passeggiando in mezzo al verde ed entrando a contatto con la natura selvaggia, però si, anche se i puristi avranno forse da ridire, l'impatto col Capitol Reef è stato davvero intenso!

Abbiamo percorso il Waterpocket Fold, una strada lunga circa 40km che attraversa tutto il parco, conducendo verso sud e cioè verso l'allineamento del Waterpocket Fold, la faglia tettonica lunca 160km all'origine dei monti di Capitol Reef e così chiamata perché contiene numerosi stagni e piccoli laghetti. Lungo la strada abbiamo incontrato le oasi di Fruita. Si tratta di frutteti piantati dai coloni mormoni che si insediarono nella zona alla fine del XIX secolo. Alcuni di essi sono aperti, troverete delle aste per raccogliere la frutta, una bilancia, delle bustine di plastica e una cassettina. Noi siamo entrati e, passeggiando per il frutteto abbiamo raccolto un paio di pere, qualche mela e qualche pesca. All'uscita si pesa il tutto e si lasciano i soldi – il prezzo per libbra è indicato su un cartello – nella cassettina apposita. Attenzione però, spesso i frutti sono nascosti dalle foglie in quanto praticamente ogni turista che passa di lì non può evitare di fermarsi a raccoglierne un po', quindi non scoraggiatevi se non ne trovate subito, a noi è piaciuto anche solo camminare in mezzo a quegli alberi, ascoltando i suoni della natura!

Proseguendo si può vedere dalla strada una piccolissima scuola mormone, che però è aperta solo un'ora al giorno nel pomeriggio e delle incisioni rupestri indiane che risalgono circa a un migliaio di anni fa. Proprio qui abbiamo incontrato un simpaticissimo gruppo di scoiattoli che si rincorrevano sulle rocce, ancora una volta senza curarsi dei turisti. Il tempo purtroppo era abbastanza variabile e quindi, per paura che iniziasse a piovere, ci siamo affrettati ad andare alla Gifford Homestead: volevo assaggiare una delle loro torte! Si tratta di un'antica fattoria mormone, riconvertita in un piccolo museo (soltanto una stanza in realtà) e negozio di dolcetti e artigianato. Sono specializzati in torte di mele o di altri frutti che raccolgono nei frutteti lì vicino. Appena arrivati, la prima sorpresa. Al si blocca e corre a prendere la videocamera, dicendo di non muovermi. Alzo lo sguardo e noto che, praticamente pochi centimetri più in là, davanti alla nostra macchina, c'è un cerbiatto bellissimo, avete presente Bambi? Ecco, lui! Era paffutello e aveva delle lunghe zampe ossute. Quando abbiamo fatto qualche foto e le riprese ha alzato la testa, sgranocchiando un po' d'erba, ci ha guardati in modo disinteressato e poi ha ricominciato a mangiare. Noi invece eravamo emozionatissimi e siamo rimasti a guardarlo per un po'. Il tempaccio implacabile però ci ha ricordato che forse non era il caso di attardarci e così siamo entrati nella fattoria, dove abbiamo trovato delle torte di mele che però non si vendevano a fette e per noi erano troppo grandi. Il prezzo era irrisorio, soltanto 5$ per l'intera torta, ma non sapevamo davvero dove metterla, quindi abbiamo comprato due tortini di more, decisamente più piccoli, che abbiamo mangiato mentre passeggiavamo in mezzo all'erba. Poco lontano da lì c'era un ruscello e altre persone che avevano organizzato un pic-nic nonostante i minacciosi nuvoloni neri. Fortuna però che avevamo finito i tortini quando abbiamo visto… i genitori di Bambi, altrimenti avrei rischiato di strozzarmi!!! Si, proprio sul prato di fronte a dove il piccolino stava ancora brucando, due cervi più grandi, evidentemente maschio e femmina, stavano passeggiando tranquillamente, osservando di tanto in tanto il piccolo. Erano vicini al campeggio e ai campeggiatori, ma come sempre ci è capitato di vedere, si limitavano a ignorare la presenza dell'uomo. Abbiamo fatto altre foto e poi Al mi ha dovuta letteralmente trascinare via, fosse stato per me sarei rimasta a guardarli per ore! Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a Goosenecks, da dove si gode di un bel paesaggio sul Sulphur Creek e poi, nonostante non ci fosse moltissima luce per via delle nuvole, abbiamo fatto una passeggiata fino a Sunset Point, per fare qualche altra foto del panorama. Ancora Chimney Rock, non lontana dal Visitor Center e poi siamo tornati al motel. La città di Torrey non offre molto, a parte qualche motel, un distributore di benzina e un Subway, così abbiamo deciso di cenare nel Cafè annesso al nostro motel. Sorpresa! Abbiamo speso poco e mangiato molto bene, ascoltando flauti e tamburi indiani: al cafè è infatti annesso un negozietto che vende cd di musica indiana, magliette e qualche altro souvenir.

 

Continua >>>

 

Testo ed immagini di proprietà di Danila (nickname: Undo) per gentile concessione ad America On The Road. Diritti Riservati - All Rights Reserved

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