USA 2010 - From Atlantic to Pacific - parte 2 - un racconto di Nicoletta (nyx000)

Ritratto di nyx000

02.06.2010 – h. 8.00

CINCINNATI-ST LOUIS

Questa mattina salutiamo con dispiacere la nuova casa dei nostri amici, anche se l'entusiasmo per tutto quello che abbiamo da vedere ci spinge a metterci subito a bordo! Oltrepassiamo il confine dell'Ohio e poco dopo di quello dell'Indiana, e arriviamo nel Missouri, a St Louis (...sembra che abbiamo percorso parecchia strada ma i tre confini sono vicinissimi.)

Troviamo senza difficoltà il nostro motel (Days Inn Lindbergh Boulevard, 654 South Lindbergh Boulevard) e ci rendiamo conto subito che non è un granché, ma per una notte e quello che ci costa va più che bene… Comunque dignitoso e pulito, oltretutto ci fanno subito un upgrade al king bed (probabilmente perché in fase di prenotazione abbiamo specificato a tutti che siamo in viaggio di nozze!) e questa cosa ci rende oltremodo felici... In camera notiamo la presenza di una Bibbia nel cassetto del comodino, poi ricordiamo che negli USA la fede cattolica è sicuramente più sentita che in Italia, soprattutto quando ci si allontana dalle grandi città. Scarichiamo i bagagli e partiamo alla scoperta di Saint Louis!

La città è costruita sulle sponde del Mississippi e il suo passato è legato al commercio fluviale. La nostra prima tappa è il Gateway Arch: dopo aver parcheggiato nell'autosilo immediatamente sotto il parco dell'arco, andiamo a dare un'occhiata alle rive del Mississippi (immenso e… sporchissimo!) e improvvisamente ci troviamo davanti al gigantesco arco!

E' splendido nella sua imponenza (è alto quasi 200 m), davvero spettacolare ed elegantissimo da qualsiasi prospettiva lo si guardi.

Quando arriviamo esattamente sotto scopriamo che è anche possibile salirci: con 10$ si visita il piccolo museo interrato, con un percorso guidato che racconta brevemente la storia della città e il significato della costruzione del Gateway Arch.

Al termine del museo un ascensore, che si presenta quasi come una giostra a ovetti, ci porta in cima all'arco. Nell'ovetto, che porta 5/6 persone, condividiamo il pochissimo spazio con un americano ed una coppia di tedeschi, ed è allora che davvero realizziamo quanto poco studiamo l'inglese in Italia: i ragazzi tedeschi sostengono perfettamente una conversazione complessa con l'americano, dove noi, che pure tante volte ci siamo sentiti dire all'estero "parlate bene inglese per essere italiani!" cogliamo solo alcune parti del discorso…

Scendiamo dagli ovetti e dopo qualche gradino raggiungiamo la cima. Dalle finestrelle orizzontali il panorama è eccezionale e a causa della loro inclinazione la sensazione è quella di cadere… Andrea ed io concordiamo che ne è valsa assolutamente la pena!

Quando scendiamo, facciamo un giretto fino alla Old Courthouse e ci cominciamo a rendere conto che nelle "giovani" città americane non esiste il "centro" così come siamo abituati a concepirlo noi europei, un nucleo più antico, magari pedonale e pieno di negozi…

Questi ultimi chiudono prestissimo (anche alle 17) e dopo le 18 non resta molto altro da fare, per noi turisti, che cenare o guardare la partita (a St Louis stasera si gioca un importante match di baseball!).

Inoltre l'impressione è proprio che questa città sia nata per il commercio e il business, quindi nel nostro breve giro della zona, oltre che palazzi moderni e negozi chiusi, non troviamo.

Toniamo quindi al nostro motel attraversando una periferia non proprio raccomandabile e proviamo a farci una nuotata in piscina, ma l'acqua è gelata quindi non resistiamo più di un minuto! Ripieghiamo allora su una calda doccetta, poi usciamo e ceniamo in un fast food a un paio di minuti dal motel dal simpatico nome di Five Guys (e in effetti ci lavorano davvero giusto-giusto cinque ragazzi!) che dall'esterno non ispira un granché, ma dove mangiamo uno dei migliori hamburger (come qualità e come prezzo) di tutto il viaggio. Poi, a nanna!

I KM DI OGGI: 570

PARZIALI: 1760

LE SPESE DI OGGI:

Benzina = 36$

Biglietti per il gateway Arch = 20$

Cena = 20$

Motel = 46$

Parcheggio a St. Louis = 6$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: negli USA quando vedete in autostrada il cartello "Attenzione animali", gli animali ci sono davvero!

03.06.2010 – h. 8.00

ST. LOUIS-SPRINGFIELD

Dopo dieci ottime ore di sonno (qui negli States i letti sono tutti DAVVERO confortevoli!) finalmente ci svegliamo e facciamo una bella colazione nella sala corretta del motel. Ci "accontentiamo" di caffelatte con cornflakes, uova sode, pane e waffles tostati con sciroppo d'acero e succo d'arancia… poi, con la pancia piena, ci mettiamo in marcia!

Oggi avremmo "solo" 3 ore di guida davanti, quindi scegliamo di evitare l'autostrada per godere il più possibile dei paesaggi dell'entroterra americano e poter percorrere finalmente LEI, la strada leggendaria, il simbolo della libertà e del sogno americano… la Mother Road, la ROUTE 66!

Il viaggio si prolunga quindi di un paio d'ore, ma per alcuni tratti quel che resta della Route 66 scorre proprio parallela all'autostrada, quindi il nostro tragitto cambia di poco, e… mai scelta fu più azzeccata. Non ci resto proprio tempo per annoiarci, ogni miglio ci incanta per qualcosa di diverso… le casette americane in legno, i grandi pickup parcheggiati sul vialetto, le file di cassette della posta sulla strada (e ogni volta che le vediamo, ci diciamo: se fossimo in Italia, non si salverebbe nemmeno una cartolina!)… E poi le strade incredibili che sembrano montagne russe, i grossi camion lucidi come se fossero appena usciti dalla concessionaria… Sulla strada cominciamo a vedere i segnali del passato di queste zone legate alla Route 66: da fast food che mantengono viva la leggenda, dove ci beviamo un "cafferino", a paesi fantasma che trasmettono tutta la desolazione di zone un tempo vivaci e frequentatissime, e ora ridotte a ruderi abbandonati…

Ci fermiamo allora a curiosare la "vera vita americana" facendo un giretto nel supermarket (un Walmart) di un paesino chiamato Owensville, e mentre cerchiamo di capire gusti e abitudini dell'americano medio, ne approfittiamo per acquistare qualcosa, fra cui pane, affettato di pollo e un inquietante formaggio arancione flou (con cui pranzeremo più avanti nell'area attrezzata di una piazzola di sosta) e, naturalmente, una bottiglia di Original Syrup, di cui ce n'è uno scaffale pieno!

Qui è impossibile non notare le bandiere americane di ogni forma e dimensione in vendita al supermercato, e soprattutto non farci tentare dall'acquisto di qualche bandierina per la nostra nuova casetta! E naturalmente impossibile acquistare abbigliamento... nonostante io non sia certo mingherlina, entro due volte nelle taglie più piccole da donna!

Restiamo poi ancora una volta stupiti dalla cortesia di questa gente: in cassa ci salutano e ci chiedono come stiamo, e quando sentono l'accento straniero, ci chiedono con interesse da dove veniamo, se siamo in vacanza e… se ci piacciono gli Stati Uniti! Ma… CHE DOMANDA!!!

All'uscita ci troviamo perfino un vecchietto che, accanto ad un pickup più vecchio di lui, ci dice: "Stavo osservando la vostra stana macchina…" deve essere che non si vedono molte Prius da queste parti!

Quasi arrivati a Springfield ci facciamo tentare anche da un gigantesco gift store, dove riempiamo il carrello di souvenir (soprattutto della Route 66) per noi, famiglie ed amici.

Riprendiamo il viaggio tra aquile che ci volano accanto e casette così perfette da sembrare finte, e alle 17 circa siamo a Springfield. Non ci mettiamo molto a renderci conto che questa cittadina è ancora più priva di vita di St Louis, almeno secondo il nostro standard italiano… facciamo un breve giro delle vie principali e poi andiamo a prendere la nostra stanza al motel (Best Western Route 66 Rail Heaven, 203 South Glenstone, Springfield, MO) e questo ci dà davvero soddisfazione!

Tipico motel da film, vanta nientemeno che origini legate alla Route 66 al momento del suo massimo splendore, e lo testimoniano le splendide auto d'epoca parcheggiate all'ingresso, nonché le pompe di benzina originali Phyllis 66 e quadri con foto d'epoca nella stanza!

Ci mettiamo in ordine, poi usciamo per cena al vicinissimo e altrettanto tipico "George's" (sembra di essere entrati in una puntata di Happy Days), dove mangiamo benissimo per 26$ mancia inclusa un piatto di anelli di cipolle che sembrano dopate tanto sono grosse, mentre io, che già risento di quest'alimentazione ipergolosa, mi dedico ad una zuppa, di cui comincio a sentire la mancanza! Ci facciamo ancora una passeggiata per le vie deserte del paese e poi, a nanna!

I KM DI OGGI: 350

PARZIALI: 2110

LE SPESE DI OGGI:

Benzina = 11$

Cena = 26$

Motel = 72$

Supermercato = 35$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: L'orgoglio nazionalista americano si riflette in ogni cosa… in vendita troviamo costumi da bagno decorati come la bandiera americana, oltre che t-shirt e ciabattine da mare!

In Italia, qualcuno FORSE potrebbe portare qualcosa del genere solo in coincidenza dei mondiali di calcio!!!

04.06.2010 – h. 7.00

SPRINGFIELD-OKLAHOMA CITY

Stamattina sveglia un po' più presto del solito: la tappa di oggi è abbastanza lunga, quindi ci alziamo e prepariamo in fretta, anche se un po' ci dispiace lasciare questo motel storico! La colazione è compresa, anche se non particolarmente varia né eccellente, ma riusciamo lo stesso a partire per Oklahoma City a pancia piena.

Oggi viaggiamo un po' sull'autostrada, e un po' cerchiamo di percorrere i tratti originali della Route 66.

Passiamo paesi che sembrano usciti da un telefilm, e in uno di questi (Carthage) ci fermiamo al supermercato a fare qualche acquisto. Carthage è incredibile, qui il tempo sembra davvero essersi fermato! Le scritte dei negozi sono tutte in stile western, le insegne luminose non esistono, le vetrine sono polverose e il paese sembra quasi disabitato! Riusciamo nonostante questo a vedere un tizio con la barba bianca a bordo di una vecchia berlina targata "Jesus" poi riprendiamo il viaggio e ci addentriamo nelle pianure verso Okla City.

Qui il clima è molto caldo e umido, e le pianure verdissime e ricche d'acqua: vediamo fiumi, laghetti, paludi e dighe, ma avvicinandoci a Oklahoma City notiamo che il paesaggio si inaridisce: le piante si rarefanno, i colori del terreno passano dal verde dei prati al rossastro della terra e all'oro del grano; la temperatura supera sempre i 30° e il cielo è limpido.

Arriviamo a Oklahoma City e passiamo direttamente al nostro motel (Howard Johnson Oklahoma City, 400 South Meridian Avenue, I-40 at Exit 145 (Meridian), Oklahoma City) a prendere la stanza.

Poi apprendiamo dalle guide che OC è una città gigantesca e molto industriale, e non c'è molto da vedere oltre a qualche museo, che non ci attira più di tanto... così ripieghiamo su un po' di shopping in un centro di abbigliamento western a pochi passi dal motel. Il negozio è un gigantesco capannone che trabocca di stivali di ogni tipo e forma, jeans, cappelli e quant'altro, che fa illuminare gli occhi a noi comaschi appassionati di cowboy e affini!

Dopo più di un'ora passata a contemplare queste meraviglia western compriamo entrambi un paio di stivali e t-shirt varie ad ottimo prezzo, poi torniamo col bottino in motel a rinfrescarci prima di uscire di nuovo per cenare (abbiamo una convenzione con Louie's, un diner accanto al motel). Intanto ne approfittiamo per provare a fare per la prima volta il bucato nella lavanderia a gettoni del motel, e con pochi dollari abbiamo la valigia profumata come appena partiti, anche se non ci vuole proprio poco tempo!

La cena da Louie's invece è veloce ed economica: io sono un po' sottosopra da quando abbiamo iniziato a mangiare in American - style, e i vestiti stanno palesemente iniziando ad andarci stretti a entrambi Quindi io scelgo una bella insalatona, che si rivela comunque poco leggera, dato che qui è abitudine condirla con salse di ogni tipo (con solo olio e aceto è conosciuta come Italian salad!) e ci aggiungono crostini fritti, noci e chi più ne ha più ne metta… Andrea invece se ne frega delle calorie e si gode un filetto con contorni vari!

Anche stasera la serata si conclude presto, alle 22.30 siamo nel lettuccio cotti dal caldo… e domani ci aspetta il Texas!!!

I KM DI OGGI: 460

PARZIALI: 2570

LE SPESE DI OGGI:

Caffè da Burger King: 3,50$

Cena = 22$

Motel = 65$

Supermercato = 15$

Shopping/souvenirs = 270$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: Notiamo che un po' ovunque qui negli USA la temperatura dell'aria condizionata sfiora il congelamento, quindi stare seduti a lungo in un diner… è quasi impossibile!

05.06.2010 – h. 7.00

OKLAHOMA CITY-AMARILLO

Oggi la colazione è BIG! Nonostante sia compresa nel prezzo della stanza, non manca proprio nulla: ci sono waffle e dolcetti, bacon e salsiccette, patate al forno e uova con purè (o almeno… così sembrano)!

Dopo esserci rimpinzati ben benino e aver imparato da un "indigeno" a prepararci i waffle con la gigantesca e divertentissima piastra apposita, ci mettiamo in viaggio. Sono circa le 8.30 e la Prius, nonostante sia davvero grande, comincia a lamentare mancanza di spazio… Strada facendo notiamo che il paesaggio si fa più brullo e le piante diminuiscono; i paesi che attraversiamo (El Reno, Clinton con il suo piccolo museo della Route 66, Elk City) sono davvero caratteristici e, relativamente alla storia americana, antichi!

In uno di questi, McLean, abbiamo trovato la prima pompa di benzina Phillips 66, ristrutturata con colori così sgargianti da sembrare quasi finta… nonostante il resto del paese sia praticamente disabitato.

Finalmente entriamo in Texas! Qualche miglio dopo il confine ci accoglie una modernissima rest area con una vista spaziale sul panorama circostante. Proseguiamo visitando altri paesini desolatissimi, ormai decaduti a causa della dismissione della Route 66…

Ci fermiamo a fare benzina in uno di questi, e per un attimo ci sembra di essere sul set di "Le colline hanno gli occhi": la pompa di benzina è deserta, ci siamo solo noi, il vento e dei giganteschi silos (credo destinati al grano) sull'altro lato della strada. Il primo assurdo pensiero che mi attraversa la testa è: se spariamo qui (...nel senso di sparire!), non se ne accorge nessuno!!!

Percorriamo altri tratti della Route 66 altrettanto deserti e silenziosi… questa cosa contemporaneamente ci incanta e colma di malinconia per la magia ormai spenta di questa Strada…

Raggiungiamo poi finalmente Amarillo e, con un po' di fatica perché furbescamente ci manca l'indirizzo (ma la gente del posto non ci fa mancare l'aiuto!) il celeberrimo Big Texan Ranch (7701 E Interstate 40, Amarillo, TX), un tantino turistico ma molto curato e caratteristico… per andare dalla camera al bagno dobbiamo attraversare le porte da saloon! Il Big Texan è un motel storico che non smentisce la sua fama di eccellente steak house (la cena che facciamo qui alla fine della giornata è FANTASTICA) e abbiamo anche la possibilità di vedere dal vivo la famosa bisteccona da 72 oz divorata da un incredibile personaggio, che riesce a finirla in molto meno di un'ora, vincendo così la possibilità di avere gratis l'intera cena!

Dopo aver scaricato bagagli in motel facciamo un po' di shopping da Cavender's (un altro gigantesco western store poco fuori Amarillo) e poi ci dedichiamo alla visita della vera attrazione di queste zone: il Palo Duro Canyon, molto meno conosciuto di altri ma che pare essere il secondo canyon più grande degli USA.

Paesaggi davvero affascinanti ci intrattengono per un paio d'ore: il canyon può essere percorso con la propria auto e permette di vedere l'incredibile zona da varie prospettive. Il terreno è rosso e il fiume molto piccolo rispetto all'immensità della gola che ha creato!

La sera, stremati dal caldo, ci godiamo un bagnetto nell'idromassaggio del motel e poi ci tuffiamo nel gigantesco king bed, ricoperto di cuscini muccati in perfetto stile western!

I KM DI OGGI: 430

PARZIALI: 3000

LE SPESE DI OGGI:

Ingresso al parco: 20$

Cena al Big Texan = 57$

Motel = 97$

Shopping da Cavender's = 50$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: La cosa più stupefacente è trovare un'immensa gola come quella del Canyon nel bel mezzo di pianure così piatte e sconfinate... sembra quasi impossibile!

06.06.2010 – h. 6.00

AMARILLO-ALBUQUERQUE

Oggi ci aspetta una tappa abbastanza impegnativa, che di comune accordo abbiamo deciso di allungare ancora un po' (!!) per percorrere i tratti ancora esistenti della Route 66 e visitare la famosa cittadina di Santa Fe.

Appena usciti da Amarillo ci fermiamo a visitare il particolarissimo Cadillac Ranch: in realtà, di ranch non ce n'è l'ombra, però le dieci Cadillac ci sono tutte e ci lasciano a bocca aperta! Sono conficcate nel terreno per metà della loro lunghezza, leggermente inclinate, e completamente ricoperte di graffiti.

Scattiamo decine di foto, consapevoli che come le stiamo immortalando noi ora non le fotograferanno in molti, perché chiunque può lasciare la sua firma con le bombolette spray, permettendo a questa inusuale opera d'arte di cambiare continuamente abito.

Riprendiamo quindi a percorrere la Route 66, e ci rendiamo conto che se anche passeremo qualche ora in più in macchina, non potevamo fare scelta migliore… I paesaggi che attraversiamo, ancora diversi da quelli precedenti, quasi del tutto privi di ogni segno di civiltà, sono veramente sensazionali…

Nel tratto di Route che ormai non percorre quasi più nessuno perché sostituito dalla Interstate 40, il panorama ci catapulta in un film western, lasciandoci senza fiato. Ci troviamo immersi in un silenzio a noi sconosciuto, circondati da immense praterie intervallate solo da altipiani di roccia rossa… sembra un altro mondo, e per quanto scattiamo foto su foto, ci rendiamo conto che la vastità di questi spazi e le emozioni che trasmettono non sono riproducibili da nessun apparecchio fotografico!

Facciamo sosta per un pranzetto veloce, dopo aver scoperto che il più sano tra i vari fast food americani è Subway, cercheremo di fermarci sempre in uno di questi!

Raggiungiamo quindi Santa Fe, parcheggiamo nei pressi della stazione e ci dirigiamo verso il centro ma la cittadina ci lascia un po' delusi. Il bello è tutto nella "Old town", ma quando la raggiungiamo (a grande fatica perché caldo e umidità rendono i nostri passi pesantissimi) ci troviamo davanti una specie di "Gardaland" dove tutto ha sì un aspetto messicaneggiante, ma anche finto e ricostruito ad arte… Le casette in stile adobe sono talmente perfette che la sensazione è quella di trovarsi in una trappola per turisti, dove i locali sono estremamente trendy e i negozi pieni di oggetti e vestiti decisamente cari e poco caratteristici, e per la prima volta notiamo anche insegne curatissime e raffinate, cosa mai vista qui negli USA!

Insomma, è tutto molto esclusivo, sicuramente diversa dalla cittadina antica e un po' rustica che ci aspettavamo.

Dopo un breve giro per il centro e una visita alla cattedrale di S. Francesco d'Assisi (dove abbiamo potuto solo dare una rapida occhiata perché era in corso una funzione) decidiamo di rimetterci in strada, e in meno di un'ora siamo ad Albuquerque.

Qui il caldo è terribile e nonostante siano già passate le ore più calde, si fa fatica a restare al sole. Al motel (Americas Best Value Inn, 615 Central Avenue NE, Albuquerque) ci accoglie un'ispanica scortese e melliflua; in compenso la stanza è grande e pulita e ha perfino un bel bagno con finestra!

Ci cambiamo e spostiamo poi in centro per visitare l'Old Town di Albuquerque: questa ci si presenta come una via di mezzo tra un villaggio messicano e una cittadina western, e almeno qui soddisfiamo il nostro desiderio di antico, autentico e genuino… qui troviamo una festa paesana dedicata al patrono San Filipe de' Neri, che raccoglie gente da tutta la città.

L'atmosfera è intima, quella di un paese all'antica dove tutti si conoscono, sembra quasi di stare negli anni '70: giostre azionate ancora a mano, gruppi di baffuti che strimpellano al centro della piazza, bambini che si inseguono tra una bancarella di fajitas e una di zucchero filato… Noi facciamo qualche acquisto nei negozietti di souvenir, poi mentre passeggiamo per le vie si alza il vento e il cielo comincia a diventare spaventosamente nero. Allora ci infiliamo un tipico ristorante messicano consigliatoci da un amico, Aria de Fiesta (d'altronde siamo nel New Mexico!) a mangiare chili e fajitas (i migliori mai assaggiati!). Il locale non ci delude e usciamo rotolando, e giurando che da domani siamo a dieta!!!

Facciamo ancora due passi poi ci rifugiamo in motel: facciamo un rapido controllo degli indirizzi delle tappe successive al pc nella hall, la solita doccetta e crolliamo nel king bed, gigantesco e confortevolissimo come sempre!

I KM DI OGGI: 560

PARZIALI: 3560

LE SPESE DI OGGI:

Pranzo da Subway = 18$

Benzina = 22$

Cena = 37$

Motel = 62$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: ogni volta che ordino un panino in un fast food, mi guardano come se fossi verde… sarà perché scelgo di imbottirlo "solo" con cotoletta e verdure fresche, invece che con formaggi, salse, patatine, sottaceti e fritture varie?

07.06.2010 – h. 6.00

ALBUQUERQUE-HOLBROOK

Partenza per l'Arizona!!!

Dopo la squallida colazione in motel (oltretutto abbastanza solitaria, in pratica c'eravamo solo noi…) ci mettiamo in marcia, e prima del confine vediamo il paesaggio assumere colori ancora diversi, e diventare brullo e desertico.

Le piante lasciano il posto a delle specie di cespugli radi e bassi, e l'unico segno di civiltà è rappresentato dai desolatissimi villaggi indiani.

La Route 66 è qui definitivamente defunta: i pochi tratti rimasti sono chiusi al traffico e lasciati in uno stato di totale abbandono… per quanto riguarda il resto del tragitto, coincide con la solita Interstate 40.

Finalmente stiamo entrando nelle vere zone indiane, e la pubblicità sui cartelli a lato della strada non manca! Ci fermiamo quindi per la solita sosta-rifornimento presso quello che qui si chiama Indian Village... in realtà quello che ci troviamo davanti si tratta di spogli negozietti in "indian-style" che vendono souvenir per la maggior parte made in China.

Facciamo un giretto e riprendiamo la marcia, entrando in Arizona… arriviamo così all'ingresso del primo parco che visiteremo durante questo viaggio, il Painted Desert, e iniziamo il percorso!

Lo spettacolo che si presenta davanti ai nostri occhi già al primo view point ci lascia a bocca aperta… l'immensità degli spazi, il panorama mozzafiato ma soprattutto i colori davanti a cui ci troviamo, veri protagonisti di questa meraviglia naturale, ci fanno dimenticare il caldo terribile e fatto percorrere estasiati diverse centinaia di metri nel deserto (e le temperature sono da sbando!).

Proseguiamo con la visita della Foresta Pietrificata, un parco nel parco, le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, quando queste zone erano ricoperte dal Golfo del Messico.

Un lungo processo durato millenni ha permesso la fossilizzazione dei resti degli alberi (si tratta di centinaia di tronchi o pezzi di tronco), dove pietra e cristallo hanno preso il posto del legno, conservando intatta la forma.

Lo spettacolo è davvero unico e più di una volta ci sorprendiamo ad allungare le mani verso un tronco convinti di sentire il tocco caldo del legno, e restando invece sorpresi nel sentire il freddo della pietra! A metà circa tra i due parchi, poi, troviamo l'intersezione con l'antico tracciato della Route 66: a segnalarlo una striscia di cemento e una bellissima "Old car".

Usciamo e ancora con gli occhi che brillano di meraviglia, raggiungiamo Holbrook, dove abbiamo prenotato il motel (Americas Best Value Inn, 720 Navajo Blvd, AZ 86025 Holbrook). Questo non sembra particolarmente nuovo né pulito ma bisogna considerare che il prezzo è il più basso che abbiamo mai pagato per una stanza: meno di 20 euro a testa!

Usciamo poi per cena e passeggiando per le vie del paese ci rendiamo conto che tutto qui si è fermato agli anni '50: il cinema, gli orari in cui la gente ci va, le insegne, perfino il motel, che ha un nonché di trascurato, antico e fatiscente...

Dopo una doccia usciamo per cena, e ci ritroviamo a mangiare dell'ottimo cibo messicano (forse il migliore di tutto il viaggio!) in un diner in perfetto happy-days-style, altrettanto decadente e polveroso (Joe & Aggie's Cafe, 120 W. Hopi Dr., Old Route 66, Holbrook).

Il proprietario, un ragazzo simpaticissimo e disponibilissimo a dare consigli sul Grand canyon (insiste che lo visitiamo dal North Rim invece che dal più turistico South, per goderci la visita in totale solitudine!), e ci fa anche firmare il guestbook del ristorante, orgogliosissimo delle origini del suo locale e del fatto che tutto sia rimasto esattamente come allora (…e si vede!).

Ci consiglia anche come passare la serata (dato che Holbrook non è esattamente ricca di attrazioni, inoltre come ne resto degli USA si cena alle 18.30, si va al cinema alle 19.30 e poi tutti a nanna!) così nel giro di dieci minuti ci ritroviamo ad ammirare uno spettacolo indiano in abiti tipici con circa trenta spettatori... lo guardiamo per una mezzoretta, poi ce ne andiamo, particolarmente delusi nel vedere come questo orgoglioso popolo guerriero si sia ridotto ad essere una parodia di se stesso!

I KM DI OGGI: 400

PARZIALI: 3960

LE SPESE DI OGGI:

Supermercato = 10$

Cena = 30$

Motel = 40$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: Ci ha molto colpito la condizione degli Indiani: poveri e ingrassati dal cibo americano, vivono in baracche in quella che era la loro terra, che amavano e rispettavano… tutto quello che resta della loro antica gloria sono degli spettacolini di ballo e canto, in cui sono ridotti alla stregua di pagliacci.

08.06.2010 – h. 7.30

HOLBROOK-MEXICAN HAT

Oggi è finalmente arrivato il giorno in cui visiteremo la Monument Valley, e forse complice l'emozione, siamo svegli presto per metterci in marcia.

La colazione è convenzionata con il ristorantino di fronte al motel. Così ci ritroviamo a mangiare pancake, hamburger e uova… È incredibile come ci siamo abituati in fretta a bacon, cafferoni americani allungati e patate al forno... Ancora oggi rimpiangiamo quelle favolose colazioni!

Facciamo poi il pieno e via! Tanto per cambiare scegliamo un tragitto diverso da quello suggerito dal navigatore: una strada più breve ma lenta invece di una più lunga ma più veloce.

La scelta si rivela anche questa volta azzeccata: con lo stesso tempo di percorrenza abbiamo però la possibilità di visitare un "piccolo Painted desert" (molto bello nonostante non sia segnalato da nessuna parte) e di vedere panorami unici nel silenzio più assoluto, arrampicarci su montagne rocciose e scoprire piccoli cimiteri indiani.

Con dispiacere poi ci immettiamo nuovamente sulla highway 163, fino a quando non vediamo che il terreno si trasforma in una sabbia rossa finissima e dopo qualche miglio… ecco spuntare i primi monoliti rossi all'orizzonte… sono immensi, incredibili!

Ma prima di visitare la tanto sognata Monument facciamo il nostro dovere, e andiamo a controllare che il motel (e la nostra prenotazione) ci sia veramente! La stanza è nel tipicissimo St Juan Inn a Mexican Hat, una delle vere sorprese del nostro viaggio… ci troviamo ottimamente sia per la gradevole posizione davanti al fiume, per la stanza grande e profumata e per la gentilezza del gestore, che ci fa morire tutti quanti dal ridere nel tentativo (inutile) di pronunciare correttamente il mio nome e cognome!!!

Ci prepariamo così alla visita della Monument. Per strada (siamo a circa quindici minuti di macchina dall'ingresso del parco) ci troviamo incolonnati a causa di un incidente che ci tratterrà per circa mezzora.

Il caldo è faticosamente sopportabile, ma alla fine la tempistica per la visita del parco si rivelerà essere perfetta: alle 16.15 entriamo, e concludiamo il giro esattamente al tramonto come desideravamo (dopo le 20, orario di chiusura).

Lo spettacolo che ci apprestiamo a vedere è anticipato dalla vista all'ingresso del parco (dove c'è il favoloso View Motel… 400$ a notte, sigh!) dove gli straordinari monoliti rossi ci lasciano senza fiato per l'emozione.

Il giro del parco proseguirà poi per un percorso sterrato che metterà a dura prova la buona vecchia Prius (soprattutto al ritorno quando si insabbierà nella salita finale, facendoci temere di dover concludere la giornata spingendola!), che ricoprirà ogni cosa di terra rossa e che farà brillare i nostri occhi centinaia di volte… Ovunque, viste mozzafiato e panorami unici!

Al tramonto i colori s'infiammano e il panorama è di quelli che si vorrebbero imprimere nella mente per sempre.

Usciamo dal parco stravolti dal caldo, dalla sabbia e dalla stanchezza, ma con gli occhi così pieni di meraviglia da continuare a voltarci indietro mentre raggiungiamo il motel.

Ceniamo al ristorante del St Juan: le porzioni sono enormi e la carne ottima, come sempre, anche se spendiamo qual cosina in più rispetto alla media. Poi rotoliamo fino alla camera... doccetta indispensabile, poi nanna!

I KM DI OGGI: 560

PARZIALI: 4620

LE SPESE DI OGGI:

Supermercato = 8$

Cena = 47$

Motel = 93$

Ingresso parco = 10$

Benzina = 28$

OSSERVAZONE DEL GIORNO: Oggi abbiamo avuto molti contatti con gli abitanti di queste zone, gli indiani. Anche se rispetto profondamente questa etnia, imprigionata in queste terre e in uno stile di vita che non gli appartiene, devo confessare che il primo impatto non è stato molto positivo… la sosta che abbiamo fatto per pranzo in un supermercato per strada è stata un incubo! Siamo praticamente scappati con la prima cosa commestibile (una robaccia fritta che non ho poi digerito per tutto il giorno) per la flemma e l'indisponibilità della cassiera. Da quel momento abbiamo nostro malgrado dovuto notare che questo è un atteggiamento molto diffuso tra i nativi americani: sono inespressivi, flemmatici e decisamente poco disponibili. Dopo diversi giorni passati a stupirci per l'incredibile gentilezza americana, quest'atteggiamento contrastante ci lascia un tantino perplessi!

 

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Testo ed immagini di proprietà di Nicoletta (nickname: nyx000) per gentile concessione ad America On The Road. Diritti Riservati - All Rights Reserved

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